Kenya – Scheda Paese

Kenya – Scheda Paese


Il Kenia rappresenta il baricentro manifatturiero, commerciale e finanziario della regione dell’Africa Orientale. Negli anni ottanta e novanta la sua economia e’ stata caratterizzata da andamenti erratici ed inferiori al proprio potenziale, a causa di una serie di problematiche endemiche, quali incapacita’ gestionali, assenza di trasparenza amministrativa, elevati livelli di corruzione, ricorrenza di crisi idriche, depressione nei corsi delle materie prime, scarsita’ di investimenti e deterioramento delle infrastrutture, con un progressivo inasprimento dei rapporti del governo con i paesi donatori.
Nei primi mesi del 2010, l’economia e’ apparsa in consistente accelerazione, grazie soprattutto alla ripresa del settore agricolo, favorita dalle buone condizioni climatiche, all’espansione del settore delle telecomunicazioni ed al graduale miglioramento della congiuntura economica internazionale che ha favorito la ripresa delle esportazioni e delle entrate per turismo.

E’ diventato operativo il nuovo programma di sviluppo economico di lungo periodo, chiamato “Vision 2030”, che aspira ad ottenere per il Kenia una crescita economica rapida e sostenuta che consenta al paese di entrare, per il 2030, nel novero delle economie a medio reddito. Settori prioritari sono l’agricoltura, il turismo, il manifatturiero, il comparto agro-industriale, il commercio, la finanza, i servizi alle imprese

La crescita del PIL è rimasta robusta nel 2013 al 5,7%, e si attesta al 4,4%, 5,8% e del 5,5% nei primi tre trimestri del 2014 rispetto al 6,4%, 7,2% e del 6,2% nei trimestri comparabili del 2013. Secondo la banca centrale nel 2014, la crescita è stata principalmente sostenuta dall’espansione delle costruzioni, manifatturiero, finanziario e assicurativo, IT, telecomunicazioni e tecnologia, e il commercio all’ingrosso e al dettaglio. L’economia ha rallentato nel terzo trimestre del 2014, in parte a causa di un forte calo del turismo in seguito agli attentati terroristici nel Paese. Nel complesso la crescita del PIL dovrebbe essere pari al 6,5% e del 6,3% nel 2015 e il 2016, rispettivamente. L’inflazione dovrebbe rimanere ad una sola cifra, intorno al 5%, nello stesso periodo.

Le proiezioni di crescita positivi a medio termine si basano su ipotesi di un aumento delle precipitazioni per un miglioramento della produzione agricola, un ambiente macroeconomico stabile, continui bassi prezzi internazionali del petrolio, la stabilità dello scellino del Kenya, il miglioramento della situazione della sicurezza per un influsso positivo sul turismo settore e le riforme nei settori della governance e della giustizia.

Inclusione del territorio è rimasta una sfida in Kenya dopo l’indipendenza a causa delle grandi differenze nell’accesso ai servizi economici, politici e sociali, portando a conflitti politici ed etnici e gravi episodi di scontri e di spostamento delle persone, nel 1992, 1997 e 2007-08. La costituzione del 2010 ha tentato di affrontare queste differenze con l’introduzione di 47 governi locali e la messa in atto di strutture politiche, economiche e sociali volte ad introdurre equità nella distribuzione delle risorse. Il governo nazionale dovrà destinare almeno il 15% del bilancio annuale dei governi provinciali. La costituzione affronta anche l’emarginazione attraverso programmi di azioni positive e politiche volte a riequilibrare gli svantaggi storici.

 

Per quanto riguarda l’interscambio con l’Italia, l’Italia ha esportato nel 2014 merci per 174 milioni di Euro, mentre ha importato merci per 83 milioni. L’italia ha esportato prevalentemente macchine per impieghi speciali, macchine di impiego generale, Granaglie, amidi e di prodotti amidacei, Prodotti chimici di base, fertilizzanti e composti azotati, materie plastiche e gomma, Motori, generatori e trasformatori elettrici; apparecchiature per la distribuzione, Prodotti in calcestruzzo, cemento e gesso, Mobili, Macchine per l’agricoltura e la silvicoltura, Macchine per la formatura dei metalli e altre macchine utensili.

 

wdt_IDcountryIndicatori Economici2013e2014p2015p2016p
106KenyaReal GDP growth5.705.306.506.30
107KenyaReal GDP per capita growth3.002.603.903.70
108KenyaCPI inflation7.907.005.505.30
109KenyaBudget balance % GDP-5.60-8.00-8.80-8.30
110KenyaCurrent account balance % GDP-2.90-7.50-7.90-11.20

ICE interscambio con l'Italia

Kenya

Min Sviluppo Economico Indicatori Economici

Kenya_11_09_2015-Min-Sviluppo-Economico

Wikipedia Scheda Paese

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il monte, vedi Monte Kenya.
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Kenya
Kenya – BandieraKenya - Stemma
(dettagli)(dettagli)
(SW) Harambee
(IT) Lavoriamo assieme
Kenya - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completoRepubblica del Kenya
Nome ufficiale(SW) Jamuhuri ya Kenya
(EN) Republic of Kenya
Lingue ufficialiInglese, swahili
CapitaleCoat of Arms of Nairobi.svg Nairobi  (4 500 000 ab. / 2007)
Politica
Forma di governoRepubblica presidenziale
PresidenteUhuru Kenyatta
IndipendenzaDal Regno Unito il 12 dicembre 1963
Ingresso nell'ONU16 dicembre 1963
Superficie
Totale582.650 km² (46º)
% delle acque2,3%
Popolazione
Totale40.512.682 ab. (2012) (32º)
Densità74 ab./km²
Tasso di crescita2,444% (2012)[1]
Nome degli abitantikenioti, kenyoti, keniani, kenyani
Geografia
ContinenteAfrica
ConfiniEtiopia, Sudan del Sud, Tanzania, Uganda, Somalia
Fuso orarioUTC+3
Economia
ValutaScellino keniota
PIL (nominale)40,697[2] milioni di $ (2012) (86º)
PIL pro capite (nominale)967 $ (2012) (156º)
PIL (PPA)74 997 milioni di $ (2012) (82º)
PIL pro capite (PPA)1,811 $ (2013) (157º)
ISU (2011)0,509 (basso) (143º)
Fecondità4,7 (2011)[3]
Varie
Codici ISO 3166KE, KEN, 404
TLD.ke
Prefisso tel.+254 (005 da Tanzania e Uganda)
Sigla autom.EAK
Inno nazionaleEe Mungu Nguvu Yetu
Festa nazionale12 dicembre
Kenya - Mappa
Evoluzione storica
Stato precedenteFlag of Kenya (1921–1963).svg Kenya britannico
 
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Coordinate: 0°06′N 38°00′E / 0.1°N 38°E0.1; 38

Il Kenya (AFI: /ˈkɛnja/[4]; in swahili Jamuhuri ya Kenya, in inglese Republic of Kenya), a volte italianizzato come Chenia o (solo parzialmente) Kenia[5], è uno Stato dell'Africa orientale, confinante a nord con Etiopia e Sudan del Sud, a sud con la Tanzania, a ovest con l'Uganda, a nord-est con la Somalia e bagnato ad est dall'oceano Indiano. Nairobi ne è la capitale e la città più grande.

Geografia

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Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Geografia del Kenya.
Il Kenya dal satellite

Morfologia

Dalla costa bassa e sabbiosa dell'oceano Indiano, il territorio del Kenya si avvia procedendo verso l'interno. La geografia del Kenya è alquanto complessa. Il Kenya è un paese dell'Africa Orientale, ed è attraversato dall'equatore. Pur essendo un paese equatoriale e tropicale, presenta climi molto vari. Nel nord si trovano aree desertiche, e nel centro sud altopiani, con boschi e savane. Il paese è attraversato da lunghe catene di montagne. Complessivamente, l'elemento morfologico che più caratterizza il Kenya è la Rift Valley, che lo attraversa da nord a sud. Le acque interne presentano laghi di acqua dolce e di acqua salata; numerosi sono anche i soffioni boraciferi e i geyser. Pochi invece i fiumi, di cui solo due hanno una portata e una lunghezza degne di nota (il Tana e il Galana).

Alla fascia costiera, lunga oltre 400 km, succede una regione di altopiani aridi e stepposi; quello centrale, che si eleva a quote comprese tra i 1 500 e i 3 000 metri, è diviso dalla frattura della Rift Valley che si sviluppa da nord a sud e che forma il bacino del Lago Turkana (o Rodolfo). Ai lati della Rift Valley si innalzano imponenti massicci vulcanici, il maggiore dei quali è il monte Kenya (5 199 m), uno dei monti più alti dell'Africa e il Kilimanjaro (5 358 m) al confine con la Tanzania. L'altopiano digrada a ovest, in prossimità del Lago Vittoria, e a nord dove il territorio del Kenya è occupato da un ampio tavolato desertico.

Idrografia

I fiumi del Kenya non sono imponenti; i due principali, il Tana e il Galana, si gettano nell'oceano Indiano e hanno un regime molto variabile nel corso dell'anno, in funzione dalla frequenza delle precipitazioni piovose. Il lago più vasto del paese è il Turkana, dal momento che solo una piccola porzione del Lago Vittoria appartiene al territorio del Kenya; il Lago Turkana ha acque salmastre e vi affiorano numerose isole.

Il clima

Il clima, molto caldo e umido nelle regioni costiere, diventa più mite e asciutto nel cuore del Paese, in rapporto all'altitudine. Le piogge sono concentrate in due periodi dell'anno: da marzo a maggio le grandi piogge, mentre da ottobre a dicembre le piogge sono intense ma brevi. L'ambiente dominante è quello della savana, tutelato da numerosi parchi naturali che coprono circa il 10% del territorio nazionale. Sulle pendici delle montagne e lungo il corso dei fiumi si trovano tracce dell'originaria foresta pluviale; mentre a nord, nelle zone meno piovose, la savana sfuma nel deserto. La savana è l'habitat di grandi mandrie di erbivori (antilopi, gazzelle, giraffe, bufali, zebre, elefanti) e dei loro predatori (leoni, leopardi e ghepardi). Nelle acque dei laghi e dei fiumi vivono ippopotami e coccodrilli.

Storia

Numerose città costiere del Kenya furono fondate dagli arabi che, a partire dal XII secolo d.C., intrattennero intensi rapporti commerciali con i gruppi indigeni. Dall'incontro tra i due popoli nacque la cultura swahili, contraddistinta da due elementi di unificazione: la lingua kiswahili e la religione islamica.

Gli agricoltori kĩkũyũ, etnia del gruppo bantu, rappresentarono subito il gruppo più potente e numeroso del territorio; la loro supremazia non fu mai messa in discussione dai masai come vorrebbe la tradizione popolare. I Masai sono un popolo nilota che arrivò nell'odierno Kenya nel XVII secolo, per occupare il loro territorio attuale verso il 1750. Questa data è ottenuta contando a ritroso i gruppi di iniziazione, i cui nomi sono ricordati oralmente senza eccezioni da tutti i clan Masai. Furono i kamba, popolazione agricola interposta tra la costa e il centro del paese, ad utilizzare storie sulla presunta ferocia dei Masai per evitare che troppe carovane di mercanti raggiungessero l'interno, togliendo loro il ruolo di mediatori nei commerci tra la costa e le regioni interne.

In quel periodo i portoghesi occuparono alcune località della costa, ma in seguito vennero soppiantati dai sultani omaniti di Zanzibar. La presenza degli europei si intensificò alla fine del XIX secolo, quando il Kenya divenne una colonia britannica. I bianchi scacciarono gli indigeni dai fertili altopiani dell'interno, avviando l'agricoltura di piantagione. I kĩkũyũ vennero impiegati nelle belle fattorie disseminate sul territorio e diedero un importante contributo alla crescita economica del Paese. I kamba vennero spinti ad arruolarsi e dar vita al nascente esercito. I luya vennero solitamente impiegati in lavori domestici e artigianato. Dando ad ogni etnia un ruolo diverso, i coloni inglesi applicarono la legge del divide et impera usata in tutti i paesi africani sotto il loro dominio. Questa divisione è visibile ancor oggi nella società keniota.

Nel secondo dopoguerra i kĩkũyũ lottarono aspramente per conquistare l'indipendenza (molti di loro parteciparono alla celebre rivolta dei Mau-Mau). L'indipendenza fu ottenuta il 12 dicembre 1963 e le elezioni di quell'anno portarono Jomo Kenyatta, uno dei leader indipendentisti, alla presidenza del paese. Kenyatta promosse una politica moderata e filoccidentale, realizzando importanti riforme economiche e politiche che permisero la modernizzazione e l'industrializzazione del paese; inoltre rimase in buoni rapporti con la Gran Bretagna e con le nazioni confinanti.

Nel 1978, alla morte di Kenyatta, fu eletto presidente Daniel Arap Moi che proseguì la politica del suo predecessore; nel 1982 approfittando di un fallito golpe da parte dell'esercito, Moi riuscì a consolidare il proprio potere, perseguitando come traditori i suoi oppositori politici e introducendo nel paese il monopartitismo.

Con la fine della guerra fredda, il mondo occidentale cominciò a condannare i metodi dispotici e polizieschi del governo di Moi, che, messo alle strette dalla minaccia di sospendere gli aiuti economici, reintrodusse nel paese il multipartitismo: tuttavia, grazie alla disorganizzazione delle forze d'opposizione, che non riuscirono a trovare un accordo sul proprio candidato, Moi fu confermato alla presidenza sia nelle elezioni generali del 1992 sia in quelle del 1997.

Alle elezioni generali del 2002 Moi non si presentò come candidato perché costituzionalmente proibito, segnando di fatto il crollo del proprio regime dopo 24 anni di dominio: il nuovo presidente fu Mwai Kibaki che avrebbe avuto l'incarico di risollevare le sorti del Kenya.

Le elezioni generali del 2007, però, furono segnate da un'esplosione di violenza etnica che proseguì anche dopo la proclamazione di stretta misura della vittoria del partito del presidente uscente: solo grazie alla mediazione di Kofi Annan[6] si giunse ad un armistizio tra le fazioni, con l'intesa che il presidente Kibaki ed il suo principale rivale Odinga governassero insieme: quest'ultimo è stato quindi nominato primo ministro, carica neoistituita e successivamente abolita.

Le successive elezioni generali del 2013 sono state vinte da Uhuru Kenyatta, figlio di Jomo Kenyatta. Il 2 aprile 2015 è avvenuta la Strage di Garissa, per mano del gruppo islamista di Al-Shabaab.

Nelle elezioni dell'8 Agosto 2017 Uhuru Kenyatta sconfigge nuovamente Odinga[7] suscitando proteste dall'opposizione che denunciano brogli. Il 1 settembre la Corte Suprema riscontrando irregolarità nel voto ordinato una nuova consultazione entro 60 giorni[8]. Le elezioni si sono svolte il 26 Ottobre 2017 e sono risultate nella vittoria di Kenyatta con il 98% dei voti.

Popolazione

Demografia

Crescita demografica del Kenya dal 1961 al 2003

La popolazione del Kenya (41.609.700 nel 2015) continua a crescere a ritmi elevati: nel giro di vent'anni è pressoché raddoppiata e molto alta è la quota di popolazione giovane, con meno di quindici anni. La densità demografica è elevata nella regione interna degli altopiani, mentre la fascia costiera è poco abitata, fatta eccezione per la zona di Mombasa. Il tasso di urbanizzazione è alto, con il 45% della popolazione radunata in zone urbane che si stanno estendendo. La popolazione urbana si addensa soprattutto nelle città di Nairobi, la capitale, e di Mombasa, città araba sulla costa. A Nairobi è attiva dal 1978 la "Undugu Society" (solidarietà in kiswahili, una importante organizzazione non governativa che ha lo scopo di affrontare la difficile situazione di emarginazione dei bambini di strada di Nairobi. Con lo slogan:"Non dategli denaro, dategli un'educazione", la "Undugu Society" cerca di togliere dalla strada centinaia di "parking boys". L'attività di Undugu è iniziata nei tre maggiori slum di Nairobi attraverso gruppi fi educatori di strada, lo sviluppo di servizi sociali, la costruzione di alloggi economici, la promozione di piccole attività ricreative e non solo. L'attività commerciale di "Undugu Society" (vendita di prodotti artigianali in pietra saponaria, sculture in legno, collane, orecchini, tramite negozi propri o attraverso le organizzazioni di commercio equo e solidale) è finalizzata a creare le risorse necessarie per appoggiare tali programmi di sostegno. Per i bambini di strada di Nairobi la "Undugu Society" è fondamentale.

Etnie

La popolazione è suddivisa in più di settanta etnie, appartenenti a quattro famiglie linguistiche: i bantu, i nilotici, i paranilotici e i cusciti. Un tempo il paese era abitato da gruppi stanziati lungo la costa e, nelle regioni interne, dai masai, che oggi vivono soprattutto nelle regioni meridionali. Attualmente l'etnia più numerosa è rappresentata dal gruppo bantu dei kikuyu (21% della popolazione); altri gruppi relativamente numerosi sono i luhya (14%), i kamba (11%), tutti di lingua bantu, i luo (13%), di lingua nilotica, e i kalenjin (11%), paranilotici. Nel paese vivono inoltre esigue minoranze di asiatici, europei e arabi.

Religione

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa cattolica in Kenya.

L'appartenenza religiosa è così composta: presbiteriani, altri protestanti e quaccheri 45%, cattolici e ortodossi 35%, musulmani 11%, religioni tradizionali 9%. Altri includono induismo, animismo, sikhismo, giainismo e il credo di bahá'í. Il Kenya contiene il più grande gruppo di quaccheri in una singola nazione..mw-parser-output .chiarimento{background:#ffeaea;color:#444444}.mw-parser-output .chiarimento-apice{color:red}[senza fonte]

Ripartizione linguistica

Le lingue ufficiali del Kenya sono l'inglese e lo swahili. Tutti gli atti dell'Assemblea Nazionale possono essere scritti in una o entrambe queste lingue.[9]

I diversi gruppi etnici del Kenya in genere parlano le loro lingue madri all'interno delle proprie comunità. In totale in Kenya si parlano 68 lingue. Le due lingue ufficiali sono utilizzate per la comunicazione tra le diverse popolazioni. L'inglese è maggiormente diffuso negli scambi commerciali, nel mondo della scuola e a livello istituzionale. Gli abitanti delle periferie urbane e delle zone rurali sono meno multilingue, molti parlano solo la propria lingua natale.

L'inglese britannico è la variante più diffusa, anche se si è sviluppata una versione di inglese keniano contenente caratteristiche univoche derivate dalle lingue locali Bantu (in primis swahili e Gikuyu).

A Nairobi nasce lo Sheng per poi diffondersi nelle principali città. Si tratta di un patois composto da una miscela di kiswahili, inglese e bantu.[10]

Nel 2009 la pubblicazione Ethnologue classifica la lingue di origine africana parlate in Kenya in due famiglie linguistiche e ne riporta le principali comunità di madrelingua come segue:

Ordinamento dello stato

Suddivisione amministrativa

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Contee del Kenya e Subcontee del Kenya.

Prima della riforma costituzionale del 2010, l'organizzazione territoriale del Paese era basata su una struttura a 5 livelli. La suddivisione di primo livello era costituita da 8 province (province in inglese); queste erano a loro volta suddivise in 71 distretti (district in inglese, wilaya in swahili), suddivisi in 262 divisioni (division in inglese, tarafa in swahili), e le divisioni suddivise in 2 427 località (location in inglese, kata in swahili) suddivise ulteriormente in 6 612 sottolocalità (sublocation in inglese, kata ndogo in swahili).

La riforma costituzionale approvata nel 2010 ha invece disposto, al capitolo 11 (Devolved Government), che l'unità amministrativa di primo livello sia contea (inglese county, plurale counties). La riforma ha avuto pieno effetto con il County Governments Act nº 17 del 2012 e le successive elezioni generali del 2013; le 47 contee sono venute a coincidere, dal punto di vista territoriale, con le subcontee. Ulteriori suddivisioni sono infine le aree urbane, i Ward, i villaggi e le altre unità territoriali eventualmente disposte dal governo della contea[11].

Province

Province del Kenya
1. Centrale
2. Costiera
3. Orientale
4. Nairobi
5. Nordorientale
6. Nyanza
7. Rift Valley
8. Occidentale

Le province, ancora usate come riferimento geografico, hanno perso i propri poteri amministrativi a favore delle contee, che corrispondono a accorpamenti degli ex distretti.

ProvinciaPopolazione[12]Area (km²)Capoluogo
Centrale3 724 15913 191Nyeri
Costiera2 487 26483 603Mombasa
Orientale4 631 779159 891Embu
Nairobi3 138 36910 567Nairobi
Nordorientale962 143126 902Garissa
Nyanza4 392 19616 162Kisumu
Rift Valley6 987 036173 854Nakuru
Occidentale3 358 7768 361Kakamega

Economia

L'economia del Kenya, dopo un periodo di benessere (anche grazie alla colonizzazione dell'Inghilterra), cadde in una profonda crisi, che peggiorò durante gli ultimi anni della dittatura Moi.

Con l'avvento del nuovo millennio il Kenya è andato incontro a una crescita che oscilla tra il 5 e il 6% annuo. Diversa è però la distribuzione del reddito. Il benessere di pochi (2%), infatti, è pagato con la miseria di molti (circa il 50% della popolazione vive sotto il livello di povertà).[senza fonte]

Attualmente, l'economia si basa sulle esportazioni soprattutto agricole e sul turismo. Buona è la crescita dell'economia, che si concentra nella capitale Nairobi, ma che si sta sviluppando in altre città.

Agricoltura e allevamento

Durante il periodo coloniale le coltivazioni industriali, destinate all'esportazione, sostituirono le vecchie colture di sussistenza, impoverendo il suolo troppo sfruttato. Le coltivazioni di mais, sorgo, miglio e patate non bastano al fabbisogno interno, e il Kenya cerca di evitare i rischi della monocoltura sfruttando i vari ambienti del suo territorio.

Le piantagioni forniscono, sull'altopiano: caffè, e piretro (una pianta utilizzata per insetticidi e prodotti antiparassitari di cui il Kenya è il maggiore esportatore mondiale con circa 8 000 tonnellate l'anno). Sulla costa invece sono molto diffuse le piantagioni di palma da olio e da cocco. Viene praticato l'allevamento di ovini e caprini.

Industrie

Le maggiori industrie si concentrano nella capitale Nairobi, e si basano sulle industrie di tipo agro-industriale. Attualmente si stanno diffondendo in altre città. Le industrie più sviluppate sono quella chimica, petrolchimica, metalmeccanica, del cemento e della trasformazione di prodotti agricoli. Le maggiori risorse minerarie del Kenya sono la fluorite, l'oro, il sale e pietre preziose.

Il paese ha anche fatto progressi verso l'industrializzazione nell'ultimo decennio circa. Ad esempio, nel settore automobilistico, la Peugeot Motor Company ha aperto un impianto di assemblaggio nel paese. Aziende automobilistiche locali come la Mobius Motors sono state anche attive nella produzione di veicoli adatti al terreno accidentato della maggior parte delle strade del Kenya[13][14].

Trasporti

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Trasporti in Kenya.

I trasporti kenioti sono abbastanza sviluppati in tutte le zone abitate del Kenya, tramite mezzi di trasporto pubblici e privati. La metropolitana è assente, mentre i filobus sono inesistenti in tutta l'Africa. Discreta è la rete ferroviaria.

Cultura

Produzione letteraria

Uno degli autori più noti, non solo della letteratura keniota, ma di tutta la produzione letteraria africana del novecento fu Ngugi wa Thiong'o, più volte proposto come candidato al Premio Nobel per la letteratura, che scrisse le sue opere sia in lingua inglese che in lingua gikuyu.

Musica

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Musica del Kenya.

In campo musicale tra i cantanti che si sono distinti tra il XX e il XXI secolo ricordiamo Adam Solomon, anche chitarrista, che utilizza soprattutto come genere la musica africana, e nel XXI secolo spicca Stella Mwangi.

Scienza e tecnologia

Il Kenya nello spazio

Ricorrenze nazionali

DataNomeSignificato
1º giugnoMadaraka DayGiorno dell'autonomia interna, nel 1963
12 dicembreJamhuri Dayindipendenza dal Regno Unito (1963) e istituzione della Repubblica (1964)

Sport

Atletica leggera

Il primo oro olimpico l'ha conquistato l'atleta Naftali Temu nei 10 000 metri maschili, nel 1968.

Tra gli altri atleti kenioti ricordiamo David Rudisha, detentore del record mondiale sugli 800m piani stabilito a Londra il 9 agosto 2012.

Pallavolo

La nazionale di pallavolo femminile del Kenya è attualmente la squadra pallavolistica più forte del continente africano: vanta infatti 7 vittorie ai campionati continentali e diverse partecipazioni ai mondiali e alle Olimpiadi.

Ciclismo

Il pluri campione Chris Froome.

Giochi olimpici

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Kenya ai Giochi olimpici.

Il primo oro olimpico del Kenya fu conquistato nei 10 000 metri piani da Naftali Temu, ai Giochi olimpici di Città del Messico 1968.

Note

  1. ^ (EN) Population growth rate, in CIA World Factbook. URL consultato il 28 febbraio 2013.
  2. ^ Dati dal Fondo Monetario Internazionale, ottobre 2013
  3. ^ Tasso di fertilità nel 2011, su data.worldbank.org. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  4. ^ Luciano Canepari, Kenya, in Il DiPI – Dizionario di pronuncia italiana, Zanichelli, 2009, ISBN 978-88-08-10511-0.
  5. ^ Bruno Migliorini et al., Scheda sul lemma "Kenya", in Dizionario d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, 2007, ISBN 978-88-397-1478-7.
  6. ^ Khadiagala, Gilbert M., "Regionalism and conflict resolution: Lessons from the Kenyan crisis", in Journal of Contemporary African Studies, 27, no. 3 (July 2009): 431-444.
  7. ^ Redazione, Kenya: Kenyatta proclamato vincitore, esplode la violenza, su ansa.it, 12 agosto 2017. URL consultato il 12 agosto 2017.
  8. ^ Redazione, Corte Suprema Kenya annulla voto agosto, su ansa.it, 1º settembre 2017. URL consultato il 2 settembre 2017.
  9. ^ Constitution (1998), art. 53: "The official languages of the National Assembly shall be Kiswahili and English and the business of the National Assembly may be conducted in either or both languages."
  10. ^ Scheda Kenia su www.lonelyplanetitalia.it
  11. ^ Parte VI del County Governments Act del 2012, "Decentralized Units"
  12. ^ I dati sono relativi al censimento del 1999, vedi [1]
  13. ^ The Next Frontier in Kenya's Automobile Industry, su kippra.or.ke.
  14. ^ (EN) Sir Meliodas, Mobius Motors resurrects Kenya’s vehicle manufacturing industry producing country’s first ‘Land Rover’, su Kenya Car Bazaar Ltd., 20 agosto 2018. URL consultato il 13 giugno 2019.

Altri progetti

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Cristiano Volpi
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Appassionato di economia, politica e geopolitica, ho deciso di creare questo sito per mostrare una diversa faccia dell'africa, un continente pieno di opportunità di business e di investimento, un continente in continuo cambiamento.

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