Ethiopia, la nuova frontiera del tessile, la nostra intervista con Madeleine Rosberg

Ethiopia, la nuova frontiera del tessile, la nostra intervista con Madeleine Rosberg

Negli ultimi anni, si e’ parlato molto di produzione tessile in Ethiopia, con i major player europei che hanno iniziato a produrre nel paese, mentre le major americane stanno valutando l’opportunità. Un crescente numero di produttori Turchi e Asiatici hanno annunciato investimenti nel paese, mentre un certo numero di imprese del vicino Kenya hanno aperto laboratori in Etiopia.

Questo risultato e’ il frutto di un preciso piano del governo etiope che nel 2010 ha inserito l’industria tessile nel suo piano di crescita e di trasformazione e ha inaugurato il Textile Industry Development Institute. Da allora il governo ha lanciato numerose iniziative per rendere il paese più attraente per gli investitori e per sostenere l’industria dell’abbigliamento. Nel 2015 con la seconda fase del Growth and Transformation Plan il governo ha cominciato a sostenere in maniera ancora più sostenuta l’industria al fine di raggiungere piani molto ambiziosi.

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Ce ne parla in questa intervista esclusiva, Madeleine Rosberg, che nel 2010, assieme a Stephanie Persson ha fondato Responsify AB, fondando quella che possiamo definire come  la prima “Casa di produzione sostenibile” nell’industri del tessile e pellame in Africa. La Societa’ in questi anni ha cooperato con numerosi marchi internazionali come H&M, Saddler International, Uniteks e IKEA, per menzionarne alcuni.

Africa24Madeleine, come vedi l’industria tessile in Africa Orientale e in particolare in ethiopia?

Madeleine – L’Africa è la nuova destinazione per l’industria tessile mondiale. l’Asia è sempre più  affollata, con meno spazio a disposizione per la crescente industria tessile, con costi in continua ascesa per gli investitori internazionali. In questo panorama, negli ultimi due anni, l’industria tessile ha visto una enorme crescita e sviluppo nella regione del Nord Africa e Africa Orientale, in particolare in Etiopia. Nel paese sono presenti tutti gli elementi perché diventi una storia di successo, la materia prima, bassi costi di produzione, incentivi statali, un facile accesso logistico dall’Europa e dagli Stati Uniti e una vasta popolazione di persone in età lavorativa.

Il Nord-Africa e l’Etiopia sono interessanti anche dal punto di vista della sostenibilità, qui’ abbiamo la possibilità di fare le cose fin dall’inizio e di imparare dagli errori compiuti in Asia.

Africa24 – Come il mercato si e’ evoluto in questi anni?

Madeleine – In questo momento, l’Etiopia è il mercato più interessante, il paese e’ noto per gli ottimi prezzi per  i prodotti di base, come t-shirt ed altri. Stiamo assistendo ad una continua crescita degli investimenti diretti esteri nel settore tessile anno su anno, per quest’anno si stima che gli investimenti diretti in Ethiopia raggiungeranno la cifra record di  1,5 miliardi di dollari, e  l’industria tessile rappresenta una  grande parte di essi. Attualmente molte delle grandi catene di abbigliamento producono o si riforniscono da produttori Etiopi.

Da parte sua il governo sta dando importanza prioritaria all’industria tessile, con la costruzione di interi distretti tessili, nuove strade, ferrovie ed altre infrastrutture, tutti segnali molto incoraggianti che stanno dando un grande impulso all’industria. Sicuramente il futuro del settore tessile nel paese appare molto roseo.

Il Kenia invece possiede un’industria tessile più matura, e si sta concentrando su abbigliamento sportivo e pantaloni. Le esportazioni keniote sono maggiori di quelle etiopi, anche se l’industria keniota non sta crescendo così rapidamente come quella etiope.

Africa24 – Quali sono le prospettive di medio termine per l’industria tessile nella regione?

Madeleine – Se proviamo ad immaginare la regione fra 10 anni, vediamo una regione completamente diversa, con una collaborazione sempre più stretta fra i paesi della regione, porterà ad una trasformazione dell’industria, con la catena del supply chain completamente sviluppata e prodotti completamente prodotti nella regione. L’Etiopia dal canto suo, potrebbe diventare l’hub regionale capace di rifornire i mercati internazionali e l’intero continente Africano.

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Africa24 – Madeleine, raccontaci come e’ iniziata questa avventura.

Madeleine – L’avventura di Responsify in Ethiopia e’ iniziata 4,5 anni fa, e in questo periodo siamo stati in grado di assumere oltre 20.000 persone, un risultato che e’ stupefacente sotto molti punti di vista. Dobbiamo inoltre considerare che la creazione di posti di lavoro ha un impatto immediato sulla riduzione della povertà e favorisce l’emancipazione delle donne in quanto l’industria tessile è un un’industria dove la manodopera femminile e’ predominante. Molto di tutto ciò è stato possibile quando H&M si e’ interessata all’Ethiopia e si e’ rivolta a noi, e noi siamo stati in grado di assisterla e seguirla nel paese. Questo ha veramente segnato l’inizio di qualcosa di grande!

Africa24 – Quali sono, a tuo avviso, le principali sfide per l’industria tessile nella regione?

Madeleine – Ad oggi il grosso degli investimenti avviene attraverso investimenti diretti stranieri (FDI), mentre il capitale dovrebbe restare in Africa, con gli africani per favorire lo sviluppo del continente. Questa’ e la più grande sfida che i governi africani dovranno affrontare nei prossimi anni. Ci sono naturalmente molte altre sfide, fattori politici, ambientali, sociali e di sicurezza, come in ogni angolo del mondo ma in particolare in questo continente appaiono molto concreti ed evidenti. E ‘importante ricordare che l’Africa è un mercato molto diversificato e giovane. Tutto ciò lo rende un mercato complicato per fare affari, ma in una prospettiva di lungo termine la rendono una straordinaria opportunità.

Africa24 – Madeleine, cosa vorresti aggiungere a questa nostra intervista?

Madeleine – L’Africa è l’ultimo mercato di approvvigionamento che le industrie tessili mondiali non hanno ancora esplorato. In Ethiopia abbiamo tutti gli elementi, bassi costi di produzione, le materie prime, il cotone, gli accordi commerciali di libero accesso con gli Stati Uniti e l’Europa, trasporti più brevi per l’Europa rispetto all’Asia e non ultimo, la possibilità di costruire insieme una industria tessile sostenibile fin dall’inizio. L’Etiopia ha anche una lunga tradizione nella tessitura, la culla del genere umano ci ha consegnato stoffe meravigliose da migliaia di anni.

 

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Cristiano Volpi
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