Uganda e Ruanda – Intervista all’Ambasciatore d’Italia Domenico Fornara.

Uganda e Ruanda – Intervista all’Ambasciatore d’Italia Domenico Fornara.

Uganda e Ruanda, due paesi molto interessanti per il nostro paese, ne parliamo oggi su Africa24.it con sua Eccellenza Domenico Fornara, Ambasciatore d’Italia in Uganda, Ruanda e Burundi in questa nostra intervista esclusiva.

Domenico Fornara, classe 1968, Laurea in Economia e Commercio presso la Sapienza di Roma e specializzazione in relazioni internazionali, inizia la carriera diplomatica nel 1998. Dopo aver ricoperto diversi incarichi presso varie sedi diplomatiche e istituti internazionali, dal maggio di quest’anno è il nuovo Ambasciatore d’Italia in Uganda, Ruanda e Burundi.

La regione, Uganda, Ruanda: situazione economica e politica generale nei paesi, stabilita’ politica, economica e sicurezza

Uganda e Ruanda sono entrambi emersi da periodi particolarmente complessi e travagliati e negli anni
sono riusciti a conseguire importantissimi risultati in termini di stabilità, sicurezza e crescita economica.

Nel contesto regionale i due Paesi rappresentano sempre più dei punti di riferimento: sono attivamente impegnati nella stabilizzazione delle aree di crisi, partecipano a progetti di sviluppo regionale e contribuiscono in maniera determinante al processo di integrazione nell’ambito della East African Community.

Anche sul piano internazionale, i due Paesi e le loro leadership sono oggetto di crescente attenzione e considerazione.

Quali prospettive vede per le imprese italiane in Uganda? Quali sono i settori dove investire?

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Il Governo ugandese ha presentato un piano (Vision 2040) con l’obiettivo di trasformare il Paese in una “middle income country” entro 25 anni. Per questo conta anche sull’indotto del nascente settore petrolifero (si stimano circa 6,5 miliardi di barili).

I settori prioritari indicati dal Governo ugandese sono soprattutto: le infrastrut
ture (trasporti in particolare, anche con dimensione regionale), l’energia, l’agribusiness, lo sviluppo di piccole-medie imprese soprattutto per la trasformazione di prodotti che oggi l’Uganda esporta nella loro forma “grezza” (caffè, tè, pellame, ecc.), quindi a minor valore aggiunto. E’ evidente che in questo quadro vi siano importanti opportunità per le imprese italiane, soprattutto per quelle il cui modus operandi si basa anche su un consistente impiego di manodopera locale e sul progressivo trasferimento di know-how e di tecnologie ai partner locali (aspetti particolarmente apprezzati e richiesti da queste Autorità).

E’ tuttavia fondamentale che ogni imprenditore faccia i “compiti a casa” prima di sbarcare su questo mercato: prepari bene un’offerta “su misura” per la realtà ugandese, scelga oculatamente le controparti locali e presti particolare attenzione agli aspetti di follow-up (sostenibilità di medio/lungo termine dei propri progetti, condizioni di garanzia e/o manutenzione) ed alle condizioni finanziarie.

L’Ambasciata è qui per aiutare e consigliare i nostri connazionali. Suggeriamo sempre a tutti gli imprenditori innanzitutto un passaggio da noi.

Uganda. La presenza della grande impresa Italiana (ad es. Salini-Impregiglio) e’ importante nel Paese. Essa ha, a suo avviso, favorito la crescita di un ecosistema di piccole e medie imprese italiane nel paese? Possiamo parlare di un effetto traino della grande impresa all’estero? Se si, tale effetto permane anche quando la grande impresa termina la sua commessa?

Le grandi imprese italiane hanno svolto un ruolo importante nello sviluppo economico ed infrastrutturale dell’Uganda. Esse hanno certamente creato un indotto. Tuttavia più che di effetto traino dei grandi gruppi preferirei riferirmi in maniera più ampia alla presenza italiana nel Paese. I rapporti tra Italia e Uganda sono forti e con radici profonde. Nel 1906 il Duca degli Abruzzi fu uno dei primi esploratori a viaggiare nelle regioni più remote del Paese ed il primo a scalare i 5.109 metri del picco più alto del Monte Stanley nella catena del Rwenzori (battezzato “Cima Margherita”). Sin dagli inizi del secolo scorso molti missionari italiani (in particolare Comboniani) hanno svolto un’opera encomiabile, a volte a prezzo della loro stessa vita, per sviluppare il dialogo con le Autorità e le popolazioni locali ed aiutarne la crescita. La nostra Cooperazione e le nostre ONG hanno negli ultimi decenni realizzato opere estremamente apprezzate dagli ugandesi, soprattutto nei delicati settori della salute, dell’istruzione e dell’agroalimentare. Molti imprenditori, grandi gruppi e piccole imprese, hanno investito in Uganda. La nostra azione è sempre stata portata avanti con spirito di dialogo e di rispetto nei confronti degli ugandesi e ciò è qui molto apprezzato ed ha creato un terreno culturalmente molto fertile per iniziative italiane. Ogni mio interlocutore, istituzionale o privato, mi racconta di un suo trascorso positivo con una realtà italiana.

Ruanda, un piccolo paese, ma sicuramente interessante: bassa corruzione, poca burocrazia. Cosa ci può dire in merito?

Sono appena rientrato da Kigali, dove ho presentato le lettere credenziali al presidente Kagame. Sono rimasto molto favorevolmente colpito dal Paese che ha compiuto enormi progressi dopo la tragedia del ’94. Oggi il Ruanda è  stabile e sicuro, in forte crescita, si distingue per importanti risultati sul piano socio-politico (hanno abolito la pena di morte, in Parlamento il 65% dei deputati è composto da donne) e per indicatori economici particolarmente favorevoli (per l’indice “doing business” della Banca Mondiale e per Transparency International il Paese è ai vertici continentali).

Le Autorità locali mi hanno manifestato un fortissimo apprezzamento per la qualità dei prodotti e servizi italiani ed il loro forte interesse ad un’intensificazione degli scambi commerciali ed industriali. Tra i settori che mi sono stati indicati come prioritari: infrastrutture; energia (rinnovabili in particolare: l’energia e’ “il problema” del Ruanda, ne hanno poca a caro costo e cio’ influenza l’intera struttura  economica); macchinari di produzione; servizi (turistico soprattutto); alimentare (food processing, packaging, ma anche prodotti alimentari e cucina italiana).

Il Ruanda si sta inoltre efficacemente promuovendo come hub regionale finanziario e di servizi. Un aspetto da non sottovalutare e che potrebbe costituire per le nostre imprese un’utile fonte di strumenti, rapidi ed on the spot.

Può il paese rappresentare un possibile primo punto di contatto con l’ Africa per le imprese italiane?

L’Africa è un continente vasto, complesso ed estremamente vario. Non mi sbilancerei nel giudicare un Paese come più o meno indicato per un primo contatto. Senz’altro Uganda e Ruanda costituiscono delle realtà stabili ed in crescita, in cui vi sono opportunità per le nostre imprese.

In questi giorni si sta molto parlando di una crisi in Cina, vi sono dei visibili impatti sull’economia Ugandese e Ruandese di questa crisi? 

E’ prematuro parlare di effetti in Uganda e Ruanda della crisi in Cina. Peraltro l’estero potrebbe costituire uno sbocco per le imprese cinesi in difficoltà nel loro mercato interno (come è avvenuto nel caso italiano). La concorrenza cinese è e resta molto agguerrita in tutta l’Africa. Essa può essere contrastata se si esce dalla sola logica dei prezzi e si promuove la nostra offerta mettendo in risalto il valore aggiunto dei prodotti/servizi italiani in termini di: qualità, sostenibilità nel tempo (assistenza post vendita, manutenzione, ecc.), indotto per la crescita dell’economia locale (maggiore utilizzo manodopera locale, trasferimento di know-how). Centrale è inoltre il nodo finanziario (termini di pagamento, assicurazione, rateizzazione), spesso il più difficile da risolvere (queste Autorità sono affidabili pagatori ma sovente hanno difficoltà in termini di liquidità a breve termine, specie per le commesse più onerose).

Le istituzioni italiane a disposizione delle imprese italiane, oltre all’Ambasciata Italiana a Kampala, quali i servizi e l’assistenza che le imprese italiane possono ricevere nella regione.

L’Ambasciata soffre di una cronica mancanza di risorse, finanziare ed umane, conseguenti ai consistenti tagli ai danni del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale imposti dalla “spending review”. Ciò nonostante – con i mezzi di bordo, molta forza di volontà e convinto spirito di servizio – offriamo tutti i necessari servizi informativi, di supporto, consolari e commerciali alle imprese italiane. Siamo pertanto il principale punto di riferimento italiano in questi Paesi.

Naturalmente lavoriamo in stretto coordinamento con le altre realtà del “sistema Italia”, tra cui in particolare:

  • ICE: l’ufficio competente è ad Addis Abeba e, pur con comprensibili limiti “geografici” e di risorse, offre un validissimo supporto;
  • SACE: ha un ufficio regionale a Nairobi e guarda con crescente interesse a questi mercati. I servizi di SACE possono peraltro risultare fondamentali in determinate trattative per gli aspetti finanziari ed assicurativi;
  • associazioni: a Kampala e’ attivo un Business Club Italia – BCI ( BCI Uganda).

Merita inoltre sottolineare la dimensione europea. La promozione del business costituisce oggetto di crescente coordinamento per le Ambasciate UE e la Delegazione dell’Unione Europea, con l’obiettivo di promuovere sinergie e massa critica al fine di meglio fronteggiare la concorrenza internazionale. Recentemente con i colleghi europei abbiamo inaugurato un European Business Forum (www.ebf.ug), di cui il BCI ha costituito il nucleo fondante.

Ricordo infine che l’Ambasciata contribuisce all’aggiornamento di due importanti strumenti coordinati dalla Farnesina a supporto dell’internazionalizzazione dell’impresa: ExTender ed InforMercatiEsteri. Il primo (extender.esteri.it) offre un servizio mirato di selezione ed invio di informazioni sulle gare d’appalto internazionali e di early warning circa possibili grandi progetti nel mondo. Il secondo (www.infomercatiesteri.it) mette a disposizione del sistema produttivo italiano ogni utile informazione sui mercati esteri per aiutare le scelte di internazionalizzazione.

Ambasciatore, che invito vorrebbe rivolgere ai nostri lettori, e alle imprese italiane che cercano nuovi mercati di sbocco?

Di prepararsi bene, rispettare norme ed usi locali, guardare al medio/lungo periodo e, soprattutto, fare sistema.

 

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Cristiano Volpi
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