Cavalcare il rinascimento Etiopico

Cavalcare il rinascimento Etiopico

Produzione di energia elettrica, infrastrutture e agroalimentare: sono questi i tre settori nei quali di qui ai prossimi anni le Autorità etiopiche ritengono che si creeranno le principali opportunità di investimento per le aziende internazionali.

Se burocrazia e carenza di valuta internazionale rappresentano ancora carenze piuttosto evidenti, appaiono più che bilanciate da una crescita molto sostenuta e costante dell’economia nazionale, dalla scarsa criminalità e da un basso costo del lavoro che ha spinto persino la Cina a delocalizzare verso il Paese sub-sahariano Stenderemo tappeti rossi per accogliere gli imprenditori italiani interessati a investire nel nostro Paese”. Non poteva essere più esplicito di così il Ministro degli Esteri etiopico, Tedros Adhanom, intervenuto lo scorso 21 settembre all’Ethiopia Trade and Investment Forum che si è svolto a Milano in concomitanza con il national day del Paese africano a Expo Milano 2015. Tedros, nel corso del suo intervento, ha tenuto più volte a sottolineare come oggi l’Etiopia sia “uno Stato nuovo” che attraversa “un autentico rinascimento e che ha livelli di crescita economica tra i più alti nel mondo”.

Tradotto, significa un Pil che, stando ai dati diffusi dal Governo locale, crescerebbe in effetti a ritmi vicini alla doppia cifra, mentre la Banca Mondiale, più cauta, stima comunque un progresso superiore al 7%. Quel che è certo è che l’aggregato di crescita del Pil reale dal 2004 al 2014, pari al 10,8%, è tra i più alti a livello globale e dimostra che l’Etiopia rappresenta oggi un’autentica mosca bianca nel panorama dell’Africa sub-sahariana, per non dire dell’intero continente.

Pro e contro di fare business in Etiopia.

Secondo Paese più popolato dell’area sub-sahariana, l’Etiopia punta a trasformarsi entro il 2025 in un’economia a medio reddito, strada su cui si è già incamminata da tempo grazie a una crescita ordinata che ha interessato tutti i settori dell’economia: dall’agricoltura al manifatturiero, passando per i servizi e con l’unica eccezione dell’estrazione mineraria. Solo lo scorso anno, l’agricoltura – che contribuisce al 40% sul Pil – è cresciuta del 5,4%; l’industria, che vale il 14% della ricchezza nazionale, ha incontrato un progres- so del 21,2% mentre i servizi, che rappresentano il 45% del Pil, hanno messo a segno un miglioramento pari all’11,9%. L’Etiopia è inoltre la quarta maggiore economia del continente africano e punta a diventare la terza entro un paio d’anni, sopravanzando l’Angola. A precederla resterebbero, ben distanziate, Nigeria e Sud Africa.

Le previsioni dicono che la crescita è destinata a continuare, ma a frenare potrebbero essere in primo luogo alcune difficoltà nello sviluppo del settore privato. In particolare, mal- grado gli sforzi compiuti negli ultimi anni dal Governo per ricondurre il fenomeno entro una banda di oscillazione più stretta, l’inflazione rimane elevata con effetti negativi sulla povertà, sui già bassi tassi di risparmio e sugli investimenti privati. Nel 2014 è risultata pari al 7,1%, comunque in netto calo rispetto al 15,6% registrato nel 2012 o addirittura al 39,2% dell’anno precedente. Altro punto di debolezza su cui occorrerà lavorare è la scarsità di valuta pregiata, che rende incerti i trasferimenti di denaro all’e- stero malgrado l’attuale legislazione etiopica consenta di riporta- re in patria i dividendi alle aziende che investono in loco.

Ultima incognita e freno per lo sviluppo del settore privato è infine rappresentata dalla burocrazia. In molti casi, le imprese internazionali sono ancora costrette a misurarsi con notevoli ristrettezze e chiusure, difficoltà procedurali che hanno collocato l’Etiopia a un non certo invidiabile 132esimo posto (su 189 complessivi) all’interno di ‘Doing Business’, la classifica stilata dalla Banca Mondiale sulla semplicità di fare impresa (l’Italia occupa la 56esima posizione).

I due settori in cui le restrizioni per gli stranieri sono più vincolanti sono quello finanziario e le telecomunicazioni. In particolare, il primo soffre di un’eccessiva concentrazione, poiché l’80% degli asset totali nel settore finanziario sono detenuti dalla Commercial Bank of Ethiopia, di proprietà statale. Di contro, in assoluta controtendenza rispetto al resto del continente, livello di corruzione e rischio di sicurezza personale sono al minimo storico. Inoltre, l’apertura (seppur timida) agli investitori internazionali, il basso costo del lavoro che sta spingendo persino numerose aziende cinesi a delocalizzarvi la mano d’opera, le dimensioni ragguardevoli del mercato in-terno (quasi 90 milioni di persone, oltretutto con le maggiori aspettative di vita dell’intero continente, 63 anni, stando all’ultima rilevazione della World Bank), la disponibilità di fonti energetiche nazionali (in particolar modo idroelettriche), la rapida urbanizzazione, i collegamenti aerei diretti con l’Italia e la presenza in loco di una comunità italiana limitata ma ben inserita, rappresentano i punti di forza su cui costruire rapporti economico-commerciali più dinamici in futuro.

Tanta energia pulita e IDE nei piani futuri.

Il Governo di Addis Abeba annuncerà a stretto giro nuovi target economici nel secondo Piano di sviluppo in preparazione per il quinquennio 2015-2020 (Growth and Transformation Plan, Gtp II) che si focalizzerà su settori di infrastrutture e costruzioni, agroindustria, energie rinnovabili, macchinari per il comparto tessile, lavorazione di cuoio e pelli e industria chimica e farmaceutica. Stanziamenti cospicui saranno destinati al settore dello sviluppo energetico, mentre in tutti gli altri ambiti lo sforzo principale sarà quello di cercare di attrarre investimenti dall’estero. In questo contesto, potrebbero pertanto presentarsi nel breve e medio termine numerose occasioni anche per le imprese italiane.

I rapporti con l’Italia sono ormai consolidati nel tempo, ulteriormente migliorati da quando il nostro Paese decise, nell’aprile del 2005, di restituire al Governo di Addis Abeba la Stele di Axum (che venne effettivamente ricomposta in suolo africano nel 2008 e collocata nella Valle del Tigré). Frequenti sono le visite bilaterali, da ultimo quelle svolte ad Addis Abeba dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni nel gennaio 2015 e dal Premier Matteo Renzi nel luglio scorso, seguita da quella effettuata poche settimane fa a Milano dal Ministro degli Esteri, Tedros. Del resto, il ruolo che l’Etiopia svolge in alcune delle principali situazioni di conflitto nel Corno d’Africa, come per la Somalia o per il Sud del Sudan, la rende un partner imprescindibile in questa regione del mondo.

L’interscambio commerciale con il nostro Paese è costantemente cresciuto negli ultimi anni, anche se rimane ancora fortemente concentrato e al di sotto delle potenzialità. Nel 2014 ha raggiunto i 320 milioni di euro, sostanzialmente in linea con il risultato dell’anno precedente. L’Italia è inoltre nono cliente e quinto fornitore dell’Etiopia a livello mondiale, secondo partner commerciale (primo fornitore e terzo cliente a livello europeo). Principalmente, esportiamo alla volta del Paese macchinari e apparecchiature di vario genere (rappresentano il 45% di tutto l’export), in particolare macchine industriali specializzate e di impiego generale. Il 17% di ciò che arriva dall’Italia è poi rappresentato da autoveicoli, rimorchi e semirimorchi. Nella direzione opposta, il 61% di merci che importiamo è costituito da prodotti del settore agricolo (caffè, semi oleosi e altre col- ture permanenti) e un restante 28% da manufatti dell’industria conciaria. Rinnovabili, l’obiettivo è affrancarsi dall’idro ed esportare energia.

Già oggi l’Etiopia utilizza una notevole dotazione di energie rinnovabili, con un abbondante potenziale idroelettrico, solare e geotermico. L’energia idroelettrica costituisce quasi il 92,5% del mix energetico totale, mentre quella termica pesa quasi per il 7%. Malgrado l’enorme potenziale da sfruttare sul fronte delle rinnovabili, la mancanza di risorse finanziarie ha fatto sì che solo una piccola parte sia stata sviluppata. Non a caso, in special modo nelle aree urbane, per cucinare metà delle famiglie si affida ancora oggi alle fonti tradizionali da biomasse (legname, escrementi animali essiccati e residui agricoli), percentuale che rasenta il 100% (fanno eccezione uno 0,2% della popolazione che utilizza il cherosene e un ulteriore 1,2% che ricorre al carbone) nelle zone rurali. Mentre altri Paesi dell’Africa sub-sahariana sotto questo aspetto stanno facendo progressi anche notevoli nell’affrontare queste sfide, questo fenomeno in Etiopia è ancora trascurabile. Il Paese ricava gran parte della propria energia da fonti rinnovabili, in particolare dall’idroelettrico (96% nel 2011) che viene per lo più prodotto lungo il corso del Nilo Azzurro. Addis Abeba ha avviato qualche anno fa un programma ambizioso, per moltiplicare di sette volte la potenza energetica prodotta, portandola da 2.000 a 13.853 Mw e puntando in particolare proprio sulle fonti rinnovabili. Nel dettaglio, sono state incluse energia eolica (1.200 Mw) e geotermica (1.200 Mw) per compensare le differenze stagionali del livello delle acque, cercando quindi di ottenere un affrancamento dall’idroelettrico: l’attuale mix energetico, infatti, accresce in misura notevole la vulnerabilità della fascia più povera della popolazione ai cambiamenti climatici. L’obiettivo, inoltre, è di riuscire a raggiungere un livello di produzione energetica tale da trasformarsi in Paese esportatore per gli Stati limitrofi, ma perché ciò accada sarà necessario procedere ad ammodernare e ampliare le dorsali di trasmissione.

Il tasso di crescita di domanda di energia elettrica, dicono le statistiche, è superiore al 25% e trova giustificazione nel progressivo miglioramento del Pil, nella continua espansione dei centri urbani e nell’inevitabile abbandono di fonti combustibili come il cherosene o la legna, che nei prossimi anni dovrebbero via via lasciare il posto a fonti energetiche rinnovabili. Nel novembre 2013, l’Etiopia ha di fatto aperto il settore della produzione energetica all’iniziativa di investitori privati. Per via dei vantaggi economici, è stata posta particolare enfasi su energia solare, eolica e geotermica. In collaborazione con il Governo cinese, Addis Abeba ha inoltre messo a punto un piano nazionale per l’energia solare e per quella eolica, che potrebbe rivelarsi molto utile per determinare l’ammontare lordo di energia che può essere prodotta, le condizioni per realizzare gli impianti, nonché costi ed eventuali altri fattori che potrebbero rivelarsi limitanti. Infrastrutture, prevista una crescita a due cifre. Nel 2014, il settore etiopico delle costruzioni infrastrutturali ha messo a segno una crescita del 23,7%, fornendo un contributo importante all’incremento del Pil. Il comparto svolge un ruolo importante nel generare entrate per il Governo e impiega inoltre una fetta significativa della popolazione.

All’interno del piano quinquennale Growth and Transformation Plan, lo sviluppo stradale e ferroviario viene descritto come elemento chiave del Pil, fornendo mezzi di collegamento per l’economia etiopica proiettata verso rotte commerciali regionali e globali. Particolarmente attivo è il settore ferroviario, nel quale sono in fase di realizzazione nuovi collegamenti verso i porti di Gibuti e alla volta del Kenya. I principali ambiti di attività nel settore sono legati alla costruzione e manutenzione di edifici residenziali in aree urbane e rurali e realizzazione di fabbricati non residenziali come industrie, uffici, garage, alberghi, scuole, ospedali, edifica- zione di strade, dighe, argini, campi sportivi, linee di trasmissione di energia elettrica e di telefonia. Germania, Svezia e Cina sono attualmente i tre Paesi da cui vengono importati i macchinari per la movimentazione del terreno e le attrezzature necessarie per realizzare tali infrastrutture, considerato che a livello nazionale non vengono prodotte. Stando ad alcune proiezioni di Bmi Research International, il settore etiopico delle costruzioni crescerà nei prossimi anni a un ritmo dell’11,6% ogni 12 mesi, a un ritmo cioè più elevato rispetto a quel- lo dei Paesi vicini.

Ci sono progetti in fase di lancio per un controvalore complessivo di 20 miliardi di dollari, 3,2 dei quali verranno investiti già nel corso del 2015, stando alle previsioni. Tra gli investimenti principali spicca la realizzazione della zona industriale Huajian Group, nei pressi della capitale Addis Abeba, per 2,2 miliardi di dollari. Una ricerca di EY stima un fabbisogno di investimenti per le infrastrutture di oltre 100 miliardi di dollari di qui al 2025. In particolare, spiega la società di consulenza, 21,5 miliardi sarebbero necessari per ammodernare ed espandere la rete stradale, 10 per costruire nuove ferrovie, 8,2 per creare reti di telecomunicazioni, 38 per elettricità e idroelettrico, 13 per infrastrutture a finalità sociale e 9,6 per l’aviazione.

Agroalimentare, l’Eldorado è la trasformazione dei cibi.

Zucchero, prodotti da forno e macinatura del grano sono i tre settori dell’industria alimentare che rappresentano il 47% circa del valore della produzione nazionale complessivo. Farina di grano, zucchero e produzione di biscotti sono invece i principali sottosettori di elaborazione, escludendo le bevande. Su questo fronte, l’Etiopia ha un enorme potenziale per sviluppa- re ulteriormente l’industria della lavorazione di cibi ‘emergenti’ come cereali, legumi, semi oleosi, oltre che frutta, spezie, caffè, the, e proprio l’industria di trasformazione alimentare rappresenta un ambito particolarmente promettente ma ben poco esplorato, che necessiterebbe di nuovi investimenti dall’estero. Il Governo, inoltre, offre incentivi normativi e fiscali per agevolare gli investimenti nei settori di esportazione che considera prioritari: fornisce investimenti e infrastrutture e propone tasse più leggere e incentivi per chi rea- lizza e gestisce proprietà in aree di sviluppo industriale, compre- si i parchi agroalimentari. Complessivamente, in Etiopia ci sono 111 milioni di ettari di terreno che ne fanno la quarta Nazione africana in questa particolare graduatoria. 74 milioni di ettari sono coltivabili e 15 milioni sono effettivamente già coltivati. L’Etiopia è anche il primo esportatore africano di caffè, e a livello mondiale è preceduto nell’ordine da Brasile, Vietnam, Indonesia e Colombia. Analogamente, anche l’allevamento ha trovato terreno fertile, con 22 milioni di capre, 24 di pecore e 52 di buoi.

Fonte: Diplomazia Economica Italiana Ottobre 2015

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