Il 2015 in Africa, Bye-Bye Ebola, benvenuta Democrazia

Il 2015 in Africa, Bye-Bye Ebola, benvenuta Democrazia

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Burkina Faso: il popolo si e’ espresso

C’è stato un momento in settembre, quando sembrava che la rivoluzione popolare del Burkina Faso era alla fine. Il generale Gilbert Diendéré, capo della guardia presidenziale e braccio destro del presidente esiliato Blaise Compaoré, aveva imprigionato il governo provvisorio ad aveva preso il potere.

Ma i Burkinabé non avevano nessuna intenzione di accettare tutto ció. In pochi giorni fu Diendéré e i suoi scagnozzi a ritrovarsi in  galera, incapace di resistere una potente combinazione di proteste popolari, una ferma azione diplomatica  alivello regionale, e un esercito che ricordava che il suo primo dovere era verso il popolo e non verso i politici. Non c’era alcun dubbio, in questo caso, il popolo si era espresso.

Si sarebbero espressi di nuovo, nel, a lungo posticipato, ballottaggio che finalmente si e’ tenuto nel mese di novembre. Il vincitore, Roch Marc Christian Kaboré, può non rappresentando un grande cambiamento da Compaoré, ciò che veramente importa é che per la prima volta nella loro storia, i Burkinabé hanno potuto scegliere il loro leader.


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Tanzania: cosa avrebbe fatto Magufuli?

John Magufuli non avrebbe dovuto correre per la presidenza della Tanzania. Era il candidato del compromesso per il partito di governo, una seconda o anche terza scelta dopo che i principali contendenti si erano annullati a vicenda.

Né la sua elezione era del tutto sicura, grazie ad una forte coalizione di opposizione. Una volta al potere, però, non ha perso tempo per dimostrare che faceva sul serio.

Nel suo primo giorno in carica, si precipitò al ministero delle finanze senza preavviso, rimproverando pubblicamente i numerosi funzionari che non erano alle loro scrivanie. In un’altra visita a sorpresa, al principale ospedale di Dar es Salaam, ha trovato i pazienti che dormivano sul pavimento, e ha prontamente licenziato il direttore e il consiglio di amministrazione dell’ospedale.

Allo stesso tempo, ha introdotto misure straordinarie di riduzione dei costi per porre fine agli sprechi pubblici: non più viaggi, per esempio o sontuosi banchetti di stato. Ha anche annullato le celebrazioni del Giorno dell’Indipendenza, optando per andare  personalmente a spazzare la strada fuori dal mercato del pesce di Dar Es Salaam.

Le sue azioni lo hanno reso immediatamente un eroe in tutto il continente. Su Twitter, non ci volle molto perché l’hashtag #whatwouldmagufulido diventasse di tendenza, dove gli utenti iniziarono a confrontarlo con i loro leader.

I cinici potrebbero dire che le sue azioni spettacolari sono solo delle brillanti trovate pubblicitarie, e che non ha ancora aggredito i pezzi grossi del suo partito che si sono arricchiti grazie alla corruzione (e incidentalmente finanziato la sua campagna elettorale).

Tuttavia, Magufuli sta cambiando le regole su ciò che i cittadini possono aspettarsi dai loro presidenti, e tutto questo è decisamente un bene.

 

Bye-bye Ebola!

Quest’anno, sia la Liberia che la Sierra Leone sono state dichiarati libere dal’Ebola, il virus mortale che ha devastato la loro popolazioni e distrutto le loro fragili economie nel 2014. La Guinea, ancora non del tutto libera dall’Ebola, è vicina ad aver sconfitto il virus. La malattia è stata sconfitta, anche se con un grande costo umano – il bilancio delle vittime finale è di circa 11.300.

In Liberia, l’annuncio è stato accolto con scene di giubilo ad un enorme festival nella capitale. La gente ballava in strada, e pianto, perché tutti erano stati colpiti dal virus.

In Sierra Leone questa catarsi è stata catturato in un video musicale: ci sono, dal presidente alle infermiere del Centro di trattamento di Ebola ballare l’Azonto, la danza dell’africa occidentale in una gioiosa e commovente celebrazione.

 

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Transizione pacifica della Nigeria

Molte previsioni tetre erano state fatte prima delle elezioni nigeriane. Boko Haram avrebbe portato la devastazione. La commissione elettorale sarebbe stata compromessa. Il voto sarebbe stato truccato. Il presidente Goodluck Jonathan si sarebbe aggrappato al potere.

Alla fine, le elezioni sono state straordinariamente ordinate. La gente ha votato. I voti sono stati contati. Il partito che ha ottenuto il maggior numero di voti ha vinto. Per la prima volta dall’introduzione della democrazia multipartitica nel 1999, il partito di governo non ha ottenuto la maggioranza dei voti.

Sfidando i cinici, Jonathan ha scelto di non restare al potere – probabilmente scongiurando gravi disordini e spargimenti di sangue.

Il suo avversario, Muhammadu Buhari, è stato presidente in passato. E’ stato un dittatore militare nel 1980. Ma ha sostenuto che anche un leopardo può cambiare le sue macchie, e il popolo nigeriano e’ stato d’accordo con lui.

In Nigeria, il paese più grande dell’Africa, il potere è stato trasferito in modo pacifico e democratico. E’ un importante precedente, perché se è successo una volta accadrà ancora.

 

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Il dibattito sul terzo mandato

E ‘stato un anno negativo per i presidenti che si sono aggrappati al potere. In Burundi, l’ostinata insistenza di Pierre Nkurunziza a svolgere su un terzo mandato ha portato a centinaia di morti e a una crisi umanitaria.

Lo seguono da vicino Denis Sassou-Nguesso in Congo-Brazzaville, Joseph Kabila nella repubblica democratica del Congo e Paul Kagame in Rwanda. Sono questi i nuovi presidenti a vita?

Ma dovremmo essere positivi, perché nessuno di questi riesce a mantenere il potere senza commenti negativi o censura. La discussione sull’estensioni del limite costituzionale di due mandati ha dominato il 2015, a dimostrazione di quanto il dibattito in atto sia forte.

Prendiamo ad esempio, la reazione dell’Unione africana in Burundi. Anche se l’Unione non poteva fare molto per fermare Nkurunziza – senza un esercito o strumenti economici corcitivi, la sua influenza è limitata – è stato esplicito nel dirgli che stava commettendo un errore. In tal modo, l’Unione africana sta lentamente ma sicuramente creando una nuova nuova norma, quella che dice che le costituzioni sono sacrosante e i leader devono lasciare il potere quando il loro termine e’ arrivato.

Ma non è solo l’Unione africana. Nel mese di maggio, l’organismo regionale dell’Africa occidentale, la  Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale ha presentato una mozione per bandire la possibilità di un terzo mandato presidenziale in tutta la regione. Dieci paesi hanno votato a favore, e solo due contro. La mozione non e’ passata, perché è richiesta l’unanimità, ma l’esito è inevitabile: mentre ancora esistono, e esisteranno ancora per qualche tempo, i presidenti a vita (e i paesi che li accettano) sono una razza in via d’estinzione.

 

Sorgente: Africa in 2015, the optimist’s take: bye bye Ebola, hello democracy | World news | The Guardian

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Cristiano Volpi
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