2015: Questo è stato il vero anno del drago cinese in Africa

2015: Questo è stato il vero anno del drago cinese in Africa

La Cina sta cercando di posizionarsi come una potenza globale, e per molti versi, l’Africa è un elemento nella costruzione di questo percorso.

Fra la grande soddisfazione per l’annuncio all’inizio di dicembre a Johannesburg della Cina di triplicare gli aiuti e il pacchetto di investimenti in Africa, un leader stava lanciando la sua rete molto più lontano, e non era neanche presente.

“Vorrei congratularmi con il presidente … Xi Jinping sulla iniziativa per la Via della Seta-Cintura economica e per l’iniziativa  21° secolo Via della Seta Marittima. Data la sua posizione geografica, il Regno del Marocco potrebbe svolgere un ruolo costruttivo per estendere la strada della seta marittima, non solo per l’europa Atlantica,  ma anche e soprattutto per le nazioni dell’Africa occidentale, con il quale il mio paese ha legami multidimensionali, ” ha detto il re del Marocco, re Mohammed VI durante il suo discorso letto dal capo del governo Abdelilah Benkirane.

Mohammed ha interpretato i segni del tempo: sotto il Focus economico del Forum sulla cooperazione Cina-Africa (FOCAC) vi e’ la realtà di una Cina che prepara il terreno africano per l’estensione della sua nuova aggressiva politica estera, che mira a rendere il paese asiatico una potenza globale e spostare l’equilibrio da un mondo unipolare dominato dagli Stati Uniti.

Quasi 50 leader africani hanno partecipato al vertice, il secondo dalla nascita del forum, un notevole passo avanti dal primo incontro che si tenne a Pechino 15 anni fa, dove parteciparono solo 4 leader Africani.

Il primo vertice completo si svolse solo sei anni dopo, quando entrambe le parti sentivano che erano pronte per qualcosa. E un confronto con le policy che sono emerse durante i due forum mostrano quanto l’Africa sia cambiata, e come per altri aspetti, sia rimasta la stessa.

Nel novembre 2006, la Cina non era il gigante economico che è ora, una marcia inarrestabile che ha fatto si che sorpassare altre economie, tra cui il Giappone per per salire sul podio come  seconda economia più grande del mondo e, secondo alcune stime, è solo una questione di pochi anni prima che sorpassi anche gli Stati Uniti.

Le parole al vertice di Pechino erano relativamente benevole. “Forgiare un nuovo tipo di partnership strategica Cina-Africa determinata dalle dinamiche di cooperazione fra Cina ed Africa, rappresenta il nostro desiderio di promuovere la pace e lo sviluppo globale”, ha detto il presidente Hu Jintao in occasione del vertice che è stato co-presieduto dal presidente etiope Meles Zenawi.

C’era poco della vecchia retorica anti-occidentale, e il meeting in stile business ha evidenziato appena otto settori di cooperazione. Il risultante accordo vede aiuti generali, $ 5 miliardi per il credito agevolato, un fondo per sostenere le imprese cinesi si spostano in Africa, e la cancellazione del debito.

Nuova sede per l’Unione Africana

Sarà costruito un nuovo centro conferenze per l’Unione africana, oltre a cinque zone di cooperazione economica.

Il primo ministro Wen Jiabao ha detto che il volume degli scambi commerciali tra le due parti nel 2005 era stato di $ 39.7 miliardi, cresciuto di quattro volte dal 2000, con investimenti diretti in Cina per a $ 6.27 miliardi.

Il rapporto da quel momento è cresciuto in maniera astronomica, con le aziende cinesi di stato finanziati dallo Stato che si sono inserite nel settore privato, la retorica è cambiata di conseguenza, non appena Pechino si è resa conto dell’influenza che poteva acquistare in un continente che è alla ricerca di alternative economiche. Il rafforzamento dei  legami fra la Cina e l’Africa sono visti come un pilastro della crescita del continente a partire dal 2000.

L’anno scorso, le due parti hanno avuto interscambi per almeno $ 220 miliardi. Pechino ha annunciato un pacchetto di aiuti per 60 Miliardi, un annuncio che e’ seguito ai dubbi sulla capacità di Pechino di supportare cosi’ tante economie dipendenti dalle risorse naturali.

Era presente anche il comune riferimento ai i legami di vecchia data. “Il nostro rapporto con la Cina ha superato la prova del tempo ed è destinato a continuare a fiorire per molti anni a venire”, ha dichiarato il presidente dello Zimbabwe, il presidente Robert Mugabe, presidente dell’Unione africana.

Ma da allora il rapporto è stato visto come una gara tra l’Occidente e l’Oriente, e i leader africani hanno cercato di giocare uno contro l’altro per il proprio beneficio economico in una sorta intrigo da guerra fredda.

In un spinta politica contro l’Occidente, il continente ha cercato di ritrarre se stesso come in grado di risolvere le sue sfide, un concetto che il presidente Xin Jinping ha colto al volo. “La Cina crede fermamente che l’Africa appartiene al popolo africano e i problemi africani dovrebbero essere gestiti dal popolo africano”, ha detto.

La Cina ha anche avuto un ruolo chiave nello schermare il continente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dove la Cina detiene un diritto di veto, in particolare quando nel 2008 andò in soccorso de presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, a seguito di una risoluzione sostenuta dagli Stati Uniti per istituire sanzioni paralizzanti.

Ma il vertice di Johannesburg è stato seguito avidamente per due motivi principali. In primo luogo, dopo anni di un super-ciclo che ha visto la Cina importare enormi quantità di risorse naturali dall’Africa, fornendo vento in poppa alla crescita dell’Africa durante gli ultimi 10 anni. Questo sta cambiando. Nel primo semestre del 2015 gli investimenti cinesi in Africa sono diminuiti di oltre il 40%, mentre l’economia cinese ha rallentato.

C’è stato molto dibattito se sia stata una mossa studiata, in quanto il paese cerca di operare una transizione verso un’economia guidata dai consumi come la maggior parte del mondo sviluppato, o se si è trattato solo di una battuta di arresto. L’incertezza di mercato che ne è risultata, in particolare nei mercati le cui le valute sono stati pesantemente penalizzate, è stato abbastanza per vedere la Fed rinviare un rialzo dei tassi di interesse nel mese di settembre, prima di effettuare un rialzo nel mese di dicembre.

I preoccupati leader africani cercavano quindi rassicurazione che il treno cinese non stesse volgendo al termine.

In secondo luogo, il nuovo documento politico della Cina ha portato anche nuovi settori di cooperazione, con la Cina che si è impegnata a investire nelle energie rinnovabili e nella industrializzazione del continente, settore emergente quello delle energie rinnovabili  che sta attirando molti investitori-la maggior parte del da Europa e Stati Uniti -e che potrebbe vedere ildeficit energetico dell’Africa ridotto.

Architettura di sicurezza

Ma il primo e deciso deciso intervento cinese nell’architettura della sicurezza del continente ha alimentato un ampio dibattito, con la dichiarazione congiunta durante il vertice per “sostenere la costruzione del meccanismo di sicurezza collettiva in Africa.”

Pechino ha gradualmente modificato la sua politica militare per quanto riguarda l’Africa come i suoi interessi economici hanno iniziato ad essere minacciati. L’esempio più lampante di ciò e’ il Sud Sudan, dove la Cina ha investito nello sviluppo petrolifero. La Cina era più coinvolta nella mediazione dopo l’mergere dellaguerra civile, e nel mese di gennaio e per la prima volta ha iniziato a inviato un battaglione di pacekeeper, ed ora ha oltre 1.000 truppe nel tormentato paese.

La Cina ha inoltre recentemente confermato che è in trattative con Gibuti per stabilire una base militare nel paese dopo mesi di ritrosia sulla questione, mentre la voci su una seconda base militare in Namibia si sono fatte sempre più insistenti.

La conclusione è stata che la Cina ora ricerca la stabilità nei suoi mercati chiave, come cerca di consolidarsi come potenza economica globale, e soprattutto, geopolitica.

Nel 2013, ha lanciato la sua strategia  One Belt, One Road (OBOR), che si riferisce alla Silk Road Economic Belt e alla 21st Century Maritime Silk Road che Pechino viole realizzare come suo veicolo di dominio globale. Le Indicazioni iniziali vedono il continente inserirsi perfettamente nella strategia, con miliardi di dollari di investimenti nelle necessarie infrastrutture.

La ‘strada’ si riferisce in realtà a un percorso marittimo, “una serie-of-perle”, che cerca l’utilizzo di rotte marittime e l’investimento di miliardi di dollari nei porti lungo la costa orientale dell’Oceano Indiano che creerà i percorsi per le merci e le imprese cinesi, espandendo i suoi mercati per l’export.

600x450

China’s One Belt, One Road. Infographic dell’istituto Mercator.

Il think-tank con sede a Berlino Mercator Institute for China Studies (Merics), che ha monitorato attentamente il percorso, dice che la Cina persegue tre obiettivi principali: diversificare la sua economia, rafforzare la stabilità politica e la creazione di un ordine globale multipolare .

“Dal punto di vista economico, la Cina si impegna che lo sviluppo di nuove rotte commerciali, mercati e fonti di energia che si tradurrà in impulsi di crescita e, allo stesso tempo, ridurre le dipendenze.

I progetti infrastrutturali

“Mentre la Cina finanzia la maggior parte dei progetti infrastrutturali, Pechino è anche in grado di aumentare la sua influenza politica. Molti paesi lungo le Vie della Seta dipendono dagli investimenti infrastrutturali cinesi “.

La creazione dell’Asian Infrastructure Investment Bank, AIIB, e del Silk Road Fund sono tra le fonti di finanziamento previste per soddisfare il finanziamento, iniziative che sono state inizialmente osteggiate dagli Stati Uniti, preoccupati per la portata del piano.

Nonostante questi riallineamenti geopolitiche, il vertice FOCAC in Sudafrica, fa riferimento all’OBOR solo in termini generali, dicendo che entrambe le parti “dovrebbero esplorare attivamente i legami” tra l’OBOR e l’integrazione economica dell’Africa e agenda per lo sviluppo sostenibile.

Il principale motivo di ciò e dovuto al fatto che i leader del continente sono occupati con le questioni urgenti ed esistenziali che la Cina sta aiutando ad affrontare. Ma l’obiettivo ultimo del profondo impegno della Cina è evidente, e neanche troppo sotto traccia, e il 2015 sarà un punto di riferimento per molti osservatori del rapporto Cina-Africa quando i ruoli saranno re esaminati

Sorgente: 2015: This was the real year of the Chinese dragon in Africa | MG Africa Mobile

About author

Cristiano Volpi
Cristiano Volpi 419 posts

Appassionato di economia, politica e geopolitica, ho deciso di creare questo sito per mostrare una diversa faccia dell'africa, un continente pieno di opportunità di business e di investimento, un continente in continuo cambiamento.

View all posts by this author →

You might also like

Tanzania: MeTL lancera’ la propria banca dopo il fallimento del piano Barclays
Africa Orientale

Tanzania: MeTL lancera’ la propria banca dopo il fallimento del piano Barclays

Il Gruppo METL della Tanzania, una delle più grandi aziende industriali del paese, prevede di aprire una banca commerciale prima della fine dell’anno dopo aver abbandonato gli sforzi per acquistare l’unità di

Nigeria: 60 anni di indipendenza, ma non dal petrolio
Nigeria

Nigeria: 60 anni di indipendenza, ma non dal petrolio

Mentre la Nigeria si prepara a celebrare il 1° ottobre i 60 anni dell’indipendenza, molti dicono che non ci sono molte ragioni per rallegrarsi. I prezzi del carburante sono a

Tanzania, Magufuli vince con la promessa di riformare il settore O&G
Politica

Tanzania, Magufuli vince con la promessa di riformare il settore O&G

John Magufuli, il candidato del partito di maggioranza, ha vinto le elezioni in Tanzania, promettendo di accelerare lo sviluppo della nascente industria e di riformare il settore del gas naturale del paese. Magufuli, 55,