La Cina in Africa. La vera storia

La Cina in Africa. La vera storia

Nel mese di dicembre, il presidente cinese Xi Jinping ha offerto prestiti e un pacchetto di aiuti per l’enorme cifra di 60 miliardi di dollari per l’Africa. Xi ha detto che la Cina si propone di sviluppare le infrastrutture, migliorare l’agricoltura e ridurre la povertà nel continente. Questo è solo l’ultimo esempio della crescente presenza economica della Cina in Africa. Gli investimenti cinesi sono cresciuti esponenzialmente, dai 7 miliardi nel 2008 ai 26 miliardi del 2013, secondo i dati citati allo Wharton Africa Business Forum tenutosi lo scorso autunno. Ma il rapporto è controverso.

Gli oppositori sostengono che si tratta di sfruttamento in quanto la Cina finanzia progetti infrastrutturali africani in cambio delle risorse naturali del continente. Alcuni accusano la Cina di comportamento “neocolonialista”, in quanto acquista le materie prime come petrolio, ferro, rame e zinco di cui ha un urgente bisogno per alimentare la propria economia. I sostenitori, d’altra parte, dicono che le iniziative della Cina per costruire e migliorare le infrastrutture come strade, ferrovie e sistemi di telecomunicazione sono stati una manna per il settore manifatturiero in Africa; hanno liberato risorse nazionali per altre esigenze critiche come la sanità e l’istruzione; e hanno aiutato tutti a fare affari nel continente.

Tre esperti di prima linea del rapporto Cina-Africa hanno offerto il loro parere su questo tema complicato al Forum. (L’intervento è stato provocatoriamente intitolato “La Cina in Africa. La vera storia”)

Uno sguardo ai numeri

Wenjie Chen, economista presso il Dipartimento Africa del Fondo monetario internazionale (FMI), ha detto che ci sono idee sbagliate diffuse circa il coinvolgimento della Cina in Africa. Ha presentato i dati dal Ministero del Commercio cinese,

“una delle idee sbagliate circa il rapporto commerciale Cina-Africa è che esiste qualche stanza piena di fumo a Pechino, dove si siedono tutte le imprese statali per spartirsi i progetti”.

Pur riconoscendo che gli investimenti cinesi nel continente africano sono stati in costante crescita dal 2009, Chen ha detto che, tuttavia, non e’ confermata l’idea che vi siano maggiori accordi nei paesi ricchi di naturale, di risorse. Secondo i suoi dati, le prime 20 nazioni africane per investimenti cinesi comprendono non solo nazioni ricche di materie prime come la Nigeria e il Sud Africa, ma le nazioni povere di materie prime come l’Etiopia, il Kenya e l’Uganda.

Chen ha detto che i maggiori accordi tendono ad essere in effetti progetti di infrastrutture e per lo sfruttamento di risorse naturali. Questi sono gli accordi che catturano le prime pagine dei giornali, ma tendono a distorcere la realtà. Se si guarda a tutte le imprese cinesi che hanno investito in Africa tra il 1998 e il 2012, emerge un quadro di imprese cinesi private, di piccole e medie imprese le cui attività non hanno nulla a che fare con le materie prime. “L’industria numero uno, infatti, sono i servizi, sia servizi alle imprese che ai privati “, molti imprenditori cinesi gestiscono ristoranti, alberghi e società di import / export di arredamento. Si può vedere che l’attività della Cina non é in alcun modo discriminante, e appare che non riguarda solo le risorse naturali.

Un altro equivoco è che la Cina – in confronto con le nazioni occidentali – fornisce una grande quantità di investimenti diretti esteri, oltre a fornire aiuti. La realtá é molti diversa, ha detto, In termini di investimenti diretti esteri in Africa sub-sahariana , la Cina rappresenta il 5% del totale degli investimenti diretti una piccola percentuale “. La percentuale di aiuti diretti è ancora più piccola.

Appare invece molto piú sostanziale la percentuale dei prestiti che costituiscono circa il 13% di ciò che l’Africa ha ricevuto nel 2014, ma i prestiti della Cina in Africa tendono ad essere non agevolati, nel senso che sono legati a tassi di interesse di mercato dei prestiti provenienti dall’Europa e dal Nord America. Spesso i prestiti occidentali hanno un tasso molto basso, o nullo. “Questa è una differenza importante che vediamo.”, Ha osservato Chen. “Per noi, è una relazione da paese a paese, con vantaggi reciproci “.

Come sono strutturati i deal

Aubrey Hruby, co-fondatore dell’ Africa Expert Network e co-autore del libro “The Next Africa: An Emerging Continent Becomes a Global Powerhouse”, pubblicato nel 2015, ritiene che ci siano molti miti da sfatare sulla presenza della Cina in Africa. Hruby è una consulente con una lunga esperienza per aziende e privati che investono in mercati africani, nonché per diversi presidenti africani.

Effettivamente c’è una forte concorrenza tra le imprese statali cinesi per progetti, e anche tra filiali della stessa impresa.

Un altro mito é che non assumano lavoratori africani in questi progetti. La ragione per cui i cinesi vanno in Africa è a causa di manodopera a basso costo, dal momento che il costo del lavoro in Cina é in aumento.

Hruby prova anche a chiarire le metodologie di lavoro delle imprese cinesi, le aziende cercano opportunita per progetti infrastrutturali in Africa come strade o ferrovie. Poi procedono ad organizzare incontri ad alto livello con i ministri del governo o il presidente per promuovere il progetto. Una volta che un governo africano firma un protocollo d’intesa, l’azienda cinese fa uno studio di fattibilità.

Solo in seguito viene stipulato un contratto, ha detto, e il progetto è presentato alla Export-Import Bank (EXIM) per ottenere un pacchetto di prestiti. Se la dimensione del prestito appare eccessiva, il FMI viene coinvolto per assicurarsi che il paese africano in questione possa realisticamente adempiere ai propri obblighi. Poi l’accordo è finalizzato e il progetto procede.

Hruby ha osservato che in Africa, i cinesi sono noti per muoversi rapidamente. Una volta che il memorandum d’intesa é firmato, i cinesi possono essere operativi in una settimana, per fare lo studio di fattibilità. Lo studio spesso non è completo, ma si limita ad analizzare il costo del progetto. “È per questo che si sente i governi africani dire, che le aziende americane impiegano così tanto tempo per fare uno studio di fattibilità mentre i cinesi lo fanno in due mesi. ‘ ”

per esempio descritto un progetto per una diga in Ghana che con la Banca mondiale è stato bloccato per circa sette anni. “non e’ stato costruito niente, e c’era una frustrazione diffusa, hanno effettuato uno studio sull’impatto sociale, un audit ambientale, elementi positivi per certi aspetti, ma un presidente ha un solo mandato, forse due, e devono mostrare risultati concreti al popolo. “Alla fine, l’allora presidente del Ghana John Kufuor “si é rivolto ai cinesi “, secondo Hruby, e “hanno iniziato a scavare dopo un mese.”

Al contrario, le aziende statunitensi hanno “una aproccio discontinuo per alcuni dei progetti di infrastrutture e per il project financing in modo che ci vuole molto tempo per mettere insieme le offerte”, ha detto Hruby.

La Wish List Africana

Thomas Laryea, socio dello studio legale globale Dentons i cui clienti includono i governi africani e investitori privati, concorda con l’affermazione di Hruby che i cinesi sono alla ricerca attiva di progetti di infrastrutture in Africa. Egli ha osservato che questa attività ha dato luogo a una squadra di facilitatori professionali di tali offerte. “Potete trovare questi facilitatori in molti luoghi, sta diventando piuttosto un fenomeno. ”

Dal punto di vista africano, molti governi africani mantengono la “lista dei desideri” (per usare il termine di Laryea) dei progetti infrastrutturali, che non sono necessariamente compilate con la Cina in mente. “Purtroppo … questi liste non comprendono necessariamente progetti che sono bancabili, o contengono richieste che non sufficientemente ponderate, al fine di attrarre e sviluppare il finanziamento.” Ma questa situazione sta migliorando, ha detto. “Ho dato uno sguardo al la cosiddetta lista dei desideri della Costa d’Avorio la scorsa settimana, e sta diventando abbastanza solida.”

Quando si tratta di fissare i dettagli dei grandi progetti con la Cina, Laryea crede, che l’Africa è spesso in svantaggio. La negoziazione e il processo decisionale appare come”una delle principali debolezze di molti governi africani. Le offerte da governo a governo tendono ad essere negoziate ad alto livello, a volte tra i presidenti “, ha detto, notando che ci può essere un divario tra la decisione politica di un leader e come l’accordo può essere strutturato in un modo che abbia senso finanziario, giuridico ed economico. Egli ha osservato che é fondamentale che i leader africani cerchino consulenti adeguati, non importa con quale paese stanno negoziando. “I governi africani hanno bisogno di prendere la questione più seriamente.”

L’evoluzione del rapporto

Il rapporto Cina-Africa si è evoluto nel corso del tempo, ma non el modo come  il rapporto viene percepito all’esterno. Per esempio, Hruby ha detto che anche se le aziende americane si lamentano spesso che le imprese cinesi stanno “andando in giro per corrompere tutti,” la corruzione è in diminuzione. “Molte delle aziende che ho visto e con cui ho lavorato in passato potrebbero aver pagato per i progetti, ma sono interessati a fare affari in modo diverso. Stanno dicendo: ‘Questo non funziona molto bene. Puoi aiutarci a trovare un altro modo? ‘ ”

“Ho un approccio molto duro con I miei client negli stati uniti, se siete davvero preoccupati per la quantità di business che la Cina si sta prendendo, dovete mettersi gioco e trovare il loro spazio in africa. “-Thomas Laryea

Un altro cambiamento, hanno detto gli esperti, è che la maggior parte dei nuovi contratti ora fissa il numero dei lavoratori africani che devono essere impiegati su progetti. “Forse i primi progetti hanno avuto un sacco di lavoratori cinesi, ma in tutte le conversazioni e trattative a cui ho preso parte, i governi africani hanno chiesto – e esigito per contratto – quanti lavoratori africani verranno utilizzati “, ha detto Hruby.

Chen concorda che sia “un mito che non vi siano africani al lavoro in questi progetti”.

Prendendo ad esempio il per esempio, la ferrovia a scartamento standard Mombasa-Nairobi ora in fase di costruzione, viene espressamente stabilito il numero di lavoratori africani.

Quali fattori stanno alimentando la visione negativa continua della Cina in Africa? A parere di Hruby, molti nel governo degli Stati Uniti hanno una “ossessione” nei confronti della relazione Cina-Africa, “una sorta di ritorno alla guerra fredda o qualcosa di simile” – che gli impedisce di avere una visione più globale. «Non c’è dubbio che vi sia stata una diversificazione dei partner africani. C’è l’interazione con la Turchia, sta arrivando il Brasile, e la Malesia un anno é risultato il più grande investitore davanti alla Cina. Vi sono molti altri attori “.

Ho partecipato a riunioni in cui le aziende americane solitamente  si lamentano di come le aziende cinesi ottengono ingiustamente progetti, ma a suo avviso queste aziende americane non avrebbero comunque potuto ottenere questi contratti. “I cinesi stanno costruendo strade che possono far si che la Coca-Cola arrivi più velocemente, più lontano, e in maniera più economica. Tutti hanno bisogno di strade ne beneficiano imprenditori locali e investitori internazionali “, ha osservato.

Laryea ha detto anche lui, non è d’accordo con l’idea che “la Cina è un male per l’Africa e che dovremmo essere tutti preoccupati a riguardo”. Egli ha affermato che il rapporto è stato generalmente favorevole per i paesi africani, ed anche per l’economia globale.

Cosa ci riserva il futuro, ora che la forte espansione della Cina sta rallentando? “Non c’è dubbio che il rallentamento cinese si stia facendo sentire in l’Africa”, ha commentato Hruby. Ha detto che le proiezioni di crescita del FMI e della Banca Mondiale sono state  stata ridotte a meno del 4%, molto inferiore rispetto ai tassi ottenuti in tutto il continente due anni fa. La crescita abbasserà la crescita, ma non la crescita dell’Africa non si fermerà”.

 

Sorgente: China’s Investments in Africa: What’s the Real Story? – [email protected]

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Cristiano Volpi
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Appassionato di economia, politica e geopolitica, ho deciso di creare questo sito per mostrare una diversa faccia dell'africa, un continente pieno di opportunità di business e di investimento, un continente in continuo cambiamento.

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