Nairobi, Dar Es Salaam e le promesse del settore retail

Nairobi, Dar Es Salaam e le promesse del settore retail

Kenya e Tanzania sono tra 10 paesi con il più alto potenziale di crescita per le vendite al dettaglio in Africa sub-sahariana, ma la mancanza di materie prime per l’industria manifatturiera potrebbe rallentare la crescita, come evidenziato da un recente rapporto di PricewaterhouseCoopers (PwC).

Si prevede che la spesa dei consumatori in questi paesi raddoppierà nei prossimi tre anni, creando maggiori opportunità di business per il settore retail, in particolare per la grande distribuzione, i prodotti di elettronica, prodotti alimentari e bevande. Gli altri otto paesi in cui si prevede una forte crescita sono Angola, Camerun, Etiopia, Ghana, Costa d’Avorio, Nigeria, Sud Africa e Zambia.

L’urbanizzazione e una classe di consumatori sempre più connesso ad internet e più esigenti, aiutati da l’uso della tecnologia, hanno dato grande impulso al settore della vendita al dettaglio.

Tuttavia, è l”ultimo miglio” della catena di distribuzione che i produttori di molti beni di consumo in Kenya trovano frustrante, soprattutto per la carenza di infrastrutture e il gran numero di piccoli commercianti, spesso operanti in zone remote, sottolinea in rapporto della PwC intitolato.

Si stima che ad oggi, il 90 per cento delle vendite avvenga attraverso canali informali, come chioschi e venditori ambulanti in otto dei dieci paesi, mentre in Sudafrica e in Angola, la vendite al dettaglio attraverso canali formali arrivano al 50 per cento del totale vendite.

In Tanzania, i produttori di beni di consumo devono affrontare sfide nella distribuzione dei prodotti, considerando la vastità del paese. Ad esempio, la Serengeti Breweries ha stabilimenti a Moshi, Mwanza e Dar es Salaam.

“La soluzione migliore è quella di costruire il birrificio più vicino alla domanda”, ha detto amministratore delegato di Breweries Serengeti  Steve Gannon. “Fisicamente il movimento merci da Moshi a Mwanza è proibitivo.”

Le materie prime, difficolta nella disponibilità e nell’approvvigionamento.

In Kenya, Bidco Africa ha subappaltato a 10.000 contadini la coltivazione di semi oleosi, come semi di soia, girasole e mais. Una sfida importante è avere un surplus di una coltura e la carenza di un altro, quando i contadini coltivano la stessa coltura. I capricci del tempo contribuiscono anche alla fornitura irregolare.

Un’altro problema è che gli agricoltori non sono mai fedeli, per risolvere questo problema, si garantire un prezzo, e pagare immediatamente, ha dichiarato Vimal Shah, amministratore delegato di Bidco Africa.

Ad esempio i franchising locali di catene di fast food internazionali dicono che importano carne, patate, salse e spezie a causa dei problemi di qualità.

Eric Andre, co-proprietario di Domino Pizza Kenya franchising Om Nom Nom, ricintine che il sourcing a livello locale sia tuttavia fondamentale per il successo futuro della catena.

In due o tre anni, prevedendo l’espansione avremo bisogno di fornitori a livello locale. Ad esempio, la nostra salsa di pomodoro impiega sei mesi per arrivare qui dal Portogallo mentre la carne dal’Arabia Saudita richiede 3-4 mesi dall’ordine alla consegna. Un fornitore locale avrebbe impiegato solo una settimana “, ha detto Andre.

Serengeti breweries, il secondo più grande produttore di birra in Tanzania,  11 dei loro marchi sono realizzati con materie prime prevalentemente locali. Kibo oro, per esempio, è prodotta con l’acqua dalla neve del Kilimangiaro e di materie prime degli agricoltori del West Kilimanjaro.
“L’attuale carenza di orzo ci costringe a importare una parte  dalla Svezia. E ‘più economico importare malto e spedirlo a Dar es Salaam che trasportarlo lì a Arusha “, ha detto Gannon. “In futuro, spero che avremo un impianto di malto qui, ma questo dipenderà dalla politica del governo. ”

I retailer denunciano anche la mancanza di politiche nel settore per la transizione del settore informale, una simile politica, può contribuire a favorire la transizione dei commercianti da informali a formali, ha dichiarato Thiagarajan Ramamurthy, il direttore di Nakumatt Holdings per le strategie e operazioni regionali.

Altri fattori che potrebbero rallentare alla crescita sono il calo i prezzi delle materie prime, il rallentamento dei ricavi rallentamento e le valute volatili. L’impatto delle valute deboli dello scorso anno, potrebbe avere un impatto sulle vendite di questo anno, in quanto i consumatori potrebbero avere meno risorse da spendere.

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Cristiano Volpi
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