Somalia: Gli uomini hanno distrutto il paese, ora le donne vogliono ricostruirlo

Somalia: Gli uomini hanno distrutto il paese, ora le donne vogliono ricostruirlo

Violenze, maltrattamenti e mutilazioni genitali fanno della Somalia uno dei posti peggiori al mondo per le donne, un paese fortemente patriarcale.

Ma una importante novità’ dove si e’ riservato una quota del 30 per cento dei seggi parlamentari alle donne nelle elezioni in corso dovrebbe contribuire a portare un cambiamento e almeno una parte del potere politico nelle mani femminili, ma tutto ciò deve passare attraverso una dura resistenza.

Le donne somale partecipano alla vita quotidiana, ma quando si tratta di politica è una sfida”, ha detto Deqa Yasin, la vice presidente del comitato elettorale del paese.

Sotto pressione internazionale, i politici della Somalia, i leader federali e statali, noto come il Forum Nazionale Leadership – nel mese di agosto ha annunciato l’introduzione di  quota femminile del 30 per cento per i 54 seggi del Senato e i 275 seggi del parlamento.

La quota vale anche per i 14.025 delegati del collegio  elettorale, che sono le uniche persone dei circa 12 milioni di somali a votare per i membri del parlamento.

Dopo anni di lotte, dispute politiche e insicurezza il Corno d’Africa è stato in grado di tenere elezioni a suffragio universale.

Ma le promesse di emancipazione femminile non sono state mantenute. Solo 23 dei 142 seggi parlamentari (il 16%) e 10 su 43 seggi del Senato (il 23%) erano state vinte da donne.

Il precedente parlamento unicamerale aveva il 14 per cento delle donne, i nuovi numeri rappresenta un miglioramento.

I Clan e la tradizione sono al centro del processo elettorale della Somalia, il che esclude le donne. I 51 membri di ogni collegio elettorale che vota per un determinato seggio parlamentare sono a loro volta scelti da un gruppo di 135 anziani di sesso maschile.

In quello che è stato chiamato elezioni “limitata”, i senatori e deputati – una volta che tutti eletti – si riuniranno a votare per un nuovo presidente.

Di fronte alla decisione di una quota femminile, molti capi clan non vogliono essere rappresentati da donne in quanto considerano il seggio femminile come sprecato.

Alcuni dei numerosi ritardi nel calendario elettorale sono stati causati da argomenti e mercanteggiamenti su quali clan avrebbero dovuto consentire una delle sue sedi preziosi ad una donna.

La riluttanza significa che la quota del 30 per cento è improbabile che possa essere raggiunto, ha detto Michael Keating, rappresentante delle Nazioni Unite in Somalia.

Nonostante le sfide “c’è stato un leggero cambiamento nella cultura politica” a causa di esso, ci sono più donne coinvolte rispetto al passato. Decenni di conflitto hanno chiaramente un ruolo in tutto ciò .

Una dittatura laica in cui le donne svolgevano incarichi pubblici fu rovesciata nel 1991 da una alleanza delle milizie capeggiata dai signori della guerra, sotto il quale le donne sono state sempre più represse.

Da quel momento il paese ha escluso le donne, ed e’ collassato.

Alcuni sostengono che sia giunto il momento di dare alle donne la possibilità di porre rimedio alla situazione.

Miriam Aweis, 46, ha vinto un seggio riservato alle donne nella città portuale di Kismayo. Ha detto che durante i lunghi anni di guerra, le donne erano “la spina dorsale della comunità”, ma “il sistema tradizionale che abbiamo” le esclude dalla politica.

Come ministro per le donne nel 2011, Aweis era e’ stata una delle prime a battersi per una quota di donne in politica.

“Abbiamo dovuto parlare con i politici per farli accettare che le donne fanno parte del processo decisionale”, ha detto.

Quando sei stati federali della Somalia presentato un primo elenco di  candidati per il Senato, erano inclusi alcuni noti signori della guerra ma non le donne, mostrando una mancanza di volontà per il coinvolgimento delle donne in politica.

Le rimostranze delle Nazioni Unite sui signori della guerra sono state ignorate, la le liste tutte maschili sono state respinte per violazione delle regole elettorali.

“Non si può cambiare la mentalità  o la cultura dei somali, la le norme e i regolamenti sono le armi a nostra disposizione”

Sorgente: Men made a mess of Somalia, now women want to fix it – Daily Nation

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Cristiano Volpi
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