Etiopia: Ripristinare il suo antico splendore

Etiopia: Ripristinare il suo antico splendore

  • Nel corso della sua storia, l’Etiopia ha espanso costantemente il potere oltre i suoi confini, non importa chi fossero i suoi leader.
  • La perdita di accesso diretto al mare dopo la separazione dell’Eritrea ha ostacolato lo sviluppo economico dell’Etiopia; riprendere il controllo di quella costa continuerà ad essere parte della sua strategia a lungo termine.
  • Il potenziale geografico per lo sviluppo agricolo, come pure l’altopiano Etiopico densamente popolato, sono i capisaldi della capacità dell’Etiopia di creare ricchezza e potere in futuro.

Fra i paesi contemporanei africani, l’Etiopia si distingue come uno dei pochi paesi che e’ esistito sostanzialmente nella stessa dimensione geografica fin dall’antichità, anche se con nomi diversi. La sua posizione geografica, nel cuore del Corno d’Africa lo ha reso un crocevia per il commercio, aiutandola a mantenere una continuità che dura dai tempi antichi attraverso l’epoca coloniale, fino ad oggi. Mentre gli interessi dell’Etiopia moderni sono molto più focalizzati sul suo nucleo, a differenza degli obbiettivi che si estendevano lontano dei suoi antichi comandati, la sua geografia la rende ancora un attore chiave nel commercio mondiale e nella politica regionale. Anche se la sua importanza nel commercio internazionale è diminuita con i progressi tecnologici nei trasporti e uno spostamento dalle risorse naturali che il paese fornisce o transitano attraverso, le esportazioni sono ancora un fulcro della sua economia.

L’Etiopia divenne un impero regionale conosciuto come il Regno di Axum nel primo secolo D.C. Il Regno aveva esistito per i secoli precedenti, ma prese a fiorire grazie agli scambi tra l’Impero Romano e l’India antica. Ma la crescente ricchezza e influenza non era esclusivamente una funzione della sua posizione lungo le rotte costiere. Piuttosto, il nucleo dell’odierna Etiopia e dei suoi predecessori storici, è sempre stato l’altopiano Etiopico. La grande area protetta di terre fertili e grandi fiumi divenne sede di un potere che si sarebbe espanso nelle regioni vicine e al di là del continente.
A differenza di altri antichi imperi africani, che nelle loro storie pre-coloniale hanno conosciuto un simile sviluppo nel commercio con l’Europa ma non sono state in grado di espandere le loro attività al di là di generare ricchezza attraverso il commercio, il Regno di Aksum trasformo’ il suo successo economico in potere politico, emergendo come una forza regionale che ha stabilito la sua egemonia su parti significative del continente ed esteso il suo raggio d’azione attraverso il mar rosso. All’interno dell’Africa, il Regno di Aksum conquisto’ il Regno di Kush, che corrisponde più o meno con il Sudan odierno. In tal modo ha esteso il controllo del commercio dall’interno dell’africa, come pure la le rotte dal Medio Oriente. In una visione geopolitica, conquistare il potere del corridoio del fiume Nilo non fu una impresa di poco conto.Nel sesto secolo, il Regno ha inviato i suoi eserciti oltre l’Africa. Avendo adottato il cristianesimo come religione ufficiale, l’impero ha intrapreso una spedizione contro gli ebrei che perseguivano i cristiani in quello che e’ oggi lo Yemen moderno. Ma l’ascesa dell’Islam nel settimo secolo ha condotto all’isolamento economico del Regno di Axum in quanto i paesi limitrofi hanno abbracciato la nuova religione. Axum rimase un centro della cristianità, ed il suo potere inizio a declinare, e la la terra ora conosciuta come Etiopia fino ad ora non e’ riuscito a recuperare lo status di un vero impero commerciale.

Evitare il colonialismo
La potenza etiope ha continuato a perseguire la modernità.Durante il Medioevo, l’Etiopia (conosciuta come Abissinia) ha sfruttato nuove tecnologie — soprattutto tecniche agricole, come la gestione delle risorse agricole come i terrazzamenti e le dighe e le cisterne per l’acqua, continuando a prosperare come impero feudale.L’Etiopia ha anche tentato di superare il suo isolamento interagendo con potenze straniere. Nel XVI secolo, i capi del Regno persuasero il Portogallo ad inviare le sue truppe per aiutarli a sconfiggere un esercito musulmano che aveva invaso il paese. Nel XIX secolo, sotto l’imperatore Tewodros II, l’Etiopia ha stretto un’alleanza con la Gran Bretagna. Allo stesso tempo, ha sviluppato un moderno sistema giuridico e amministrativo centralizzato. La relazione del Regno con l’impero britannico si guastarono quando la regina Vittoria non è rispose ad una richiesta di assistenza militare. Teodoro II prese parecchi cittadini britannici in ostaggio. Quando una spedizione punitiva britannica mise sotto l’assedio la capitale, Teodoro II si uccise con un colpo di pistola, che gli era stata un regalata della Regina.

Nel 1893, l’Italia tentò di invadere l’Etiopia da quella che allora era l’Eritrea italiana. In quel momento, l’Etiopia aveva promosso una stretta relazione con un’altra nazione cristiana ortodossa, la Russia, che aveva fornito armi e addestramento militare. La minaccia dell’invasione aveva anche attirato l’attenzione della Francia e della Gran Bretagna, che dovevano proteggere i propri interessi coloniali contrastando l’espansione dell’Italia. Anche se non arrivarono a supportano l’Etiopia in battaglia, prestarono un aiuto diplomatico. Ma vi fu anche un altro motivo per la il fallimento della campagna d’Italia — il potenziale per lo sviluppo di un impero di uno sviluppo. L’Etiopia invece di soccombere davanti alla concorrenza con regni e le tribù africane rivali, , come aveva previsto Italia, strinse un’alleanza basata sul pragmatismo. Gli italiani si trovarono davanti una forza significativamente più’ forte del previsto, e furono sconfitti.
Con la vittoria, l’Etiopia conservato il suo status come il solo stato africano che è stato mai sottoposto al colonialismo. Quattro decenni dopo, le ostilità tra Etiopia e Italia ripresero dopo che l’Italia costruì una fortezza all’interno del territorio etiope. Questa volta, l’Italia vinse lo scontro, e la seconda guerra Italo-etiopica si concluse con le forze italiane che occuparono l’Etiopia fino al 1941, quando le truppe alleate le espulsero. L’Imperatore Haile Selassie, che era fuggito in esilio quando gli italiani occuparono Addis Abeba nel 1936, tornò al potere e continuò a modernizzare la monarchia imperiale. Sotto il suo governo, tuttavia, l’Etiopia ha dovuto affrontare una delle sue più significative sfide e il suo fallimento continua a porre in dubbio la capacità dell’Etiopia di esistere come stato.

La perdita dell’accesso al mare

Nel 1960, lEritrea — allora una provincia dell’Etiopia — si ribellò contro il governo di Addis Abeba, privando il paese di tutta la sua costa. Ciò ha impedito all’Etiopia di avere il pieno controllo sulle sue esportazioni e rilanciare il suo ruolo storico come centro commerciale. L’impopolarità della guerra contro i separatisti eritrei ha portato alla nascita di un movimento marxista etiope, che ottenne l’appoggio dell’Unione Sovietica e ha portato Mengistu Haile Mariam al potere dopo un colpo di stato che rovesciò Selassie e la fine della monarchia imperiale nel 1974. La monarchia fu sostituita dal Dergue, il Comitato comunista che governò il paese fino al 1991, quando fu eliminato da un’alleanza di gruppi ribelli. Ma la stessa alleanza di ribelle che sconfisse il Dergue ha portato all’indipendenza dell’Eritrea ed ha lasciato l’Etiopia senza un accesso diretto al mar rosso.

Questi sviluppi hanno trasformato Etiopia nella attuale forma politica e geografica. Una Repubblica federale democratica di Etiopia che continua ad esercitare una notevole influenza regionale, anche se la mancanza di accesso alla costa ha smorzato il suo potenziale economico. L’Etiopia, tuttavia, ha mantenuto la capacità di plasmare la regione a proprio vantaggio. Le forze etiopi hanno eliminato qualsiasi opportunità per la Somalia di ri-emergere come una minaccia, come ha fatto nel tardo 1970 quando i due paesi hanno combattuto una guerra, mantenendo instabilità somala sotto controllo.L’Etiopia ha supportatofazioni ribelli in Sud Sudan e Somalia come un mezzo per limitare l’espansione dell’influenza di quei paesi in Africa orientale.

Economicamente, l’Etiopia dipende fortemente gli investimenti esteri, in particolare dalla Cina e dagli Stati del Golfo, utilizzando questi fondi per sviluppare le sue infrastrutture cercando di liberare il potenziale del paese. Tra questi progetti c’è la diga Grand Ethiopian Renaissance, che una volta completata offrirà una capacita di generare energia elettrica e sostenere l’industria e gli investimenti. Il trasporto è stato un altro focus per il governo etiope, con l’apertura di una ferrovia che collega Addis Abeba con il Porto di Djbouti, aumentando l’accesso al mondo esterno. Al momento, l’economia del paese è orientata allo sviluppo delle esportazioni agricole, ma i miglioramenti dell’infrastruttura e una grande popolazione dovrebbe anche consentire all’Etiopia creare una base industriale di basso livello.

Per realizzare il suo potenziale, Etiopia ancora dovrà superare diversi ostacoli, compresi gli attriti interni. Finora il governo di minoranza che è arrivato al potere dopo il rovesciamento del Dergue ha tenuto sotto controllo il conflitto a basso-intensità dei ribelli, ma recentemente ha dovuto vedersela con una più ampia insurrezione delle sue più grandi etnie. Le rivolte di Oromo e di Amhara nel paese hanno danneggiato la reputazione dell’Etiopia come meta stabile per gli investimenti, portando ad un declino del commercio.

A lungo termine, però, Etiopia continuerà a godere dei vantaggi inerenti accordati dalla sua posizione geografica, indipendentemente dal suo governo. Dopo tutto, nonostante la sua storia di sconvolgimenti politici, il paese ha mantenuto una notevole forza e resistenza, soprattutto se paragonato con i suoi vicini dell’Africa orientale.

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Cristiano Volpi
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